domenica 7 settembre 2008

Il pgt che vorrei

Presto, anche noi, in Consiglio Comunale, dovremo discutere del Piano di Governo del Territorio,
il nuovo strumento urbanistico comunale.
A me, ne piacerebbe uno che fosse un po' così.
So bene che pretendere il completo arresto dello sviluppo urbanistico, la "crescita zero"
(possibile in una realtà di 1.800 residenti come Cassinetta di Lugagnano) a Giussano,
un territorio che ospita oltre 22.000 abitanti, sarebbe a dir poco utopistico.
Ma, forse, qualche buona idea al piano di Cassinetta la possiamo ancora rubare...

Un ragazzo d'oro

In tutti i sensi.

Auguri carissima Roberta

Tanti, tanti auguri a Suor Roberta (al secolo Roberta Piovesana di Birone di Giussano, 33enne con laurea in Scienze dell'Educazione) che ieri, in Duomo, nella Cerimonia presieduta da Sua Em. il Cardinale Dionigi Tettamanzi ha professato, davanti alla comunità Diocesana (insieme ad altre 9 ragazze tra cui Silvia Meroni di Seregno), i voti perpetui.
Suor Roberta (delle Suore Missionarie di Gesù Redentore) attorno alla quale si è raccolta, per festeggiare l'evento, la comunità parrocchiale giussanese - Birone.. per i campanilisti..- dedicherà con generosità, la sua vita consacrata, ad aiutare le adolescenti in difficoltà (se volete saperne di più sulle dolorose storie delle Ragazze di Villa Luce, leggete qui e qui ).
Tanti cari, cari Auguri Roby per il tuo difficile impegno!

sabato 6 settembre 2008

Le falle (o follie) del Governo

Al posto dell’ICI, una tassa sui servizi.
E' questa l’ultima proposta di Umberto Bossi , che definisce “Brutta” quella stessa imposta
di cui (nel caldo ferragostano, forse confidando nella scarsa attenzione dell’opinione pubblica (?)
aveva chiesto la reintroduzione perché “necessaria al federalismo fiscale”.
Le contraddittorie dichiarazioni del leader del Carroccio, non certo liquidabili come meri
lapsus, confermano - ove ce ne fosse stato bisogno - una arcinota verità.
E cioè che “i comuni senza l’ICI non sono in grado di garantire i servizi” ai propri cittadini.
Quindi o si reintroduce un’imposta comunale sugli immobili o si fanno pagare i servizi. Tertium non datur.
Aspettiamoci, pertanto, aumenti delle rette degli asili nido, delle scuole materne, delle case
di riposo comunali, delle mense scolastiche, della tassa rifiuti, del trasporto scolastico...
servizi, oggi, in parte coperti dalle casse comunali.
E non solo. Prepariamoci anche a nuove colate di cemento ... gli oneri di urbanizzazione
saranno, infatti, sempre più indispensabili per realizzare le opere pubbliche e, magari,
pagare i dipendenti!
Che avesse davvero ragione l’Economist?

giovedì 4 settembre 2008

Chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

SOTTOTITOLO E purtroppo, ahiLei, Maria Stella non lo è.
L'Onorevole Gelmini è per la meritocrazia.
Degli altri però.
Pare, infatti, che il Ministro dell’Istruzione della Nostra
Repubblica abbia superato l’esame di stato, per l’abilitazione
all'esercizio della professione forense, in quel di
Reggio, nel tanto contestato esamificio Calabro.
Colta “con le mani nella marmellata” si difende l’Onorevole: “La
mia famiglia non poteva permettersi di mantenermi troppo a lungo agli studi,
mio padre era un agricoltore.”
Dovevo iniziare a lavorare e quindi dovevo superare l'esame
per ottenere l'abilitazione alla professione».
Perché in fondo – censura la Ministra – aleggiava la sensazione « che esistesse
un tetto del 30% che comprendeva i figli di avvocati e
altri pochi fortunati che riuscivano ogni anno a superare l'esame.
Per gli altri, nulla. C'era una logica di casta …».
Cara Maria Stella, mi pare che le Sue parole suonino un tantino offensive alle
orecchie di quei fior fiore di avvocati dei liberi Fori Lombardi che non certo
figli d’arte”, dopo essersi fatti la loro bella gavetta (arrotondando, magari,
il magro compenso, con qualche lavoretto serale - al suo, sappiamo, vi contribuivano,
almeno così ci risulta, le casse comunali) hanno scelto di affrontare il duro
esame su suolo padano, invece di optare per la "facile scorciatoia" del lido calabro.
Credo proprio, Ill.mo Ministro, che a questo punto qualcuno attenda le Sue onorevoli scuse.

martedì 2 settembre 2008

Intercettazioni telefoniche

Se ne torna a parlare. Il disco rotto ricomincia a girare.
Il Ministro Alfano vorrebbe inibirne l’uso per garantire il rispetto della privacy e della sicurezza di tutti i cittadini.
O almeno così sostiene Lui. Già la privacy … ma di chi? (se mettessero sotto controllo il mio
telefono, al massimo potrebbero scoprire il nome di qualche amante. Ammesso e non
concesso che io ne abbia uno!).
Suvvia, siamo seri.
C’è veramente qualcuno così ingenuo da pensare di poter privare la magistratura di
uno strumento tanto importante? In Italia?
Nel paese dove spadroneggiano Cosa Nostra, ‘ndrangheta e Camorra?
Dove è considerata "normale" la prassi
di sottrarre risorse pubbliche alla collettività
per utilizzarle a fini personali?
Nella nazione in cui la Terza carica dello
Stato viola i divieti cui devono attenersi
i comuni mortali (leggete qua) e una
volta pizzicata, riesce pure a non vergognarsene?
(Tanto che importa, al più c'è la sanzione amministrativa.
Ma quella gliela paghiamo noi ...)
Sappiamo bene che la vera ragione del disegno di legge sul divieto dell'uso delle intercettazioni
telefoniche dobbiamo cercarla altrove.
Magari, nel timore che “rivelando a tutti ciò che si vorrebbe tenere
segreto, non (si) rispettano le categorie degli intoccabili e (si) tutelano i più deboli (per esempio, i risparmiatori esclusi dalle notizie che contano, com’è accaduto negli
scandali Parmalat e Cirio, o nelle scalate Bancarie Unipol Bnl e Antonveneta)” .
Ma se - per senso del pudore - nutrite ancora qualche dubbio sull’importanza
delle intercettazioni nelle inchieste giudiziarie, vi consiglio di dare un occhio
a Roba Nostra, di Carlo Vulpio (di cui ho riportato sopra una citazione).
Io ne ho iniziata (su suggerimento di Antonio) la lettura, ieri, nella pausa pranzo.
Dopo le prime 30 pagine, mi è passato l’appetito.
Appena lo termino, ne riparliamo; così vediamo se anche a voi fa lo stesso effetto.

domenica 31 agosto 2008

Ma sarà vero che le donne votano "rosa"?/2

Tempismo eccezionale della Rodotà. Le donne non votano donna semplicemente
in quanto “la donna scelta ( dai leader) solo perché .. gradevoleirrita le altre.
Ecco una bella ( o almeno a me pare tale) risposta.
E come darle torto? Quale donna, guardando Marianna Madia,la stagista
capolista” del Lazio – ora onorevole parlamentare del Pd - non ha pensato
«ma sono molto, molto più capace io»?
(beh, stando così le cose... credo di dover proprio ringraziare la Rodotà
per avermi a suo tempo esclusa dall’elenco delle marianne … (sic!)

venerdì 29 agosto 2008

Ma sarà vero che le donne votano "rosa"?

Per contrastare, o almeno arginare il ciclone Obama, che i sondaggi danno di ben sei punti sopra il rivale, McCain sceglie, a sorpresa, come sua vice, una donna, Sarah Palin.
Sembra proprio che il candidato repubblicano voglia puntare - per risalire la china - sul sostegno dell’altra metà del cielo...
Ma sarà poi vero che le donne votano "rosa"? Io non ci giurerei.
O almeno non mi pare funzioni così dalle nostre parti. Nel bel paese - lo denunciano periodicamente sondaggi e statistiche - poche donne riescono ad imporsi nei Consigli Comunali, nelle giunte, nei consigli di Amministrazione delle società pubbliche, nei partiti.
Tutta (e solo) colpa del maschilismo imperante? Oppure c'è dell'altro?
Non è che, in fondo, in fondo, le prime a tradire le donne sono proprio le elettrici, quasi serpeggiasse in tutte noi una sorta di misoginia "diffusa" verso le nostre simili "politicanti"?

martedì 26 agosto 2008

Leggero o tradizionale?

Che Pd vorrei? Mi accontenterei - sono una ragazza di buon senso e di poche pretese - di un partito che iniziasse ad accorgersi, sul serio, di questo.

domenica 24 agosto 2008

Tempo di vacanze/2

Se, invece, vi risveglia piacevoli sensazioni il ricordo di film come “Pane, amore e fantasia”,
vi consiglio l’ultimo racconto di Andrea Vitali, La Modista.
Nella Bellano degli anni ’50 segreti piccanti, pettegolezzi di paese e intrighi nascono
e si intrecciano attorno all’atelier della bella e corteggiatissima (forse vedova?)
Anna Montani alla quale, poveretta, qualcuno avrebbe dovuto regalare un manuale sulle regole da seguire
per “accalappiare l’uomo giusto e soprattutto tenerselo”.
Una guardia maldestra e pasticciona, un vanitoso maresciallo, un losco e manesco trafficante,
un giovane ereditiero - giornalista per “noia”, un sindaco “spiccio” più interessato alla caccia
che al suo ufficio, un segretario comunale timoroso, dei ladruncoli di “polli”, una misteriosa farmacista,
un abile appuntato: ecco le macchiette del piacevole romanzo di Vitali.
380 pagine e non sentirle ...

Tempo di vacanze.

Tempo di letture. Un tranquillo viaggio in treno o lunghi pomeriggi spaparanzati sulla spiaggia,
ad abbrustolirsi sotto il sole rovente: quale occasione migliore per poter finalmente
dedicarsi alla lettura di qualcuno di tutti quei libri comprati nel
corso dell’anno ed impilati, in completo stato di abbandono, da mesi sul comodino?
E così ho potuto finalmente terminare “Le stanze Illuminate” di Richard Mason
(2008).
Nella mente dell’anziana Signora Joan McAllister, ricoverata in una casa di riposo e
con un principio di Alzheimer, si aprono stanze che la conducono in secoli ed ambienti diversi:
in Sudafrica nel campo di concentramento durante la guerra anglo-boera (1899-1902) , dove hanno
perso la vita i suoi zii, poco più che bambini; nella propria casa, scenario di una vita coniugale triste e dolorosa, in
balia del marito violento e della suocera dittatrice; nell’Albany, la lussuosa casa di riposo ,
ricavata nel sontuoso edificio vittoriano che un tempo era una dimora privata, nel quale
l’anziana donna è convinta si stia per commettere un terribile crimine...
Mezzo secolo dopo, luoghi diversi, ma stesso identico disprezzo per la vita umana.
In “Essere senza destino" (non proprio una lettura da spiaggia … ma era il primo
della pigna sul mio comodino …) il premio Nobel ungherese Imre Kertesz, ripercorre le tappe della propria
reclusione nei campi di sterminio nazista.
Gyurka, quattordicenne deportato prima ad Auschwitz poi a Buchenwald e Zeitz,
che la fame “ininterrotta, così a lungo termine” trasforma
in un vecchio deperito” con la pelle “floscia e grinzosa,.. gialla avvizzita, coperta
da ogni sorta di piaghe, aloni marroni, lesioni e screpolature, rughe e squame
al cronista “del giornale democratico” , incontrato dopo la sua liberazione sulla via verso
casa, che gli chiede delle atrocità subite, risponde “un po’ meravigliato …
che non avevo poi tante cose interessanti da raccontargli …
Ancora più meravigliato ho voluto sapere: ”Ma di che cosa?” Dell’Inferno dei Lager,” mi ha risposto.
Gli ho risposto che di questo proprio non ero in grado di parlare, perché l’inferno io non
lo conoscevo e nemmeno lo sapevo immaginare …; quanto a me io potevo solo
immaginarmi il campo di concentramento, perché entro certi limiti lo conoscevo, mentre l’inferno no”
Perché per Gyurka, troppo impegnato nella dura lotta per la sopravvivenza, “Non esiste
assurdità che non possa essere vissuta con naturalezza e sul mio cammino, lo so fin
d'ora, la felicità mi aspetta come una trappola inevitabile.
Perché persino là, accanto ai camini, nell'intervallo tra i tormenti c'era qualcosa che
assomigliava alla felicità.
Tutti mi chiedono sempre dei mali, degli 'orrori': sebbene per me, forse, proprio
questa sia l'esperienza più memorabile. Sì, è di questo, della felicità dei campi
di concentramento che dovrei parlare loro, la prossima volta che me lo chiederanno".

martedì 12 agosto 2008

Finalmente si parte

Per le tanto sospirate vacanze. Ma non prima di aver lasciato un ultimo post (qui sotto...)
Ci vediamo tra dieci giorni!

Le città non sono solo palazzi

Alcuni dei miei amici, che approfittando della momentanea sospensione dell'attività politica,
ho avuto il piacere di rivedere, mi hanno chiesto, tra un cinema e l'altro, delucidazioni
e chiarimenti in merito ad alcune notizie apparse negli ultimi mesi sulla stampa locale, che denunciavano l'esistenza
di contrasti tra me e la maggioranza che amministra il Comune di Giussano, e di cui da ben nove anni faccio parte.
Poichè ritengo che il primo compito di un pubblico amministratore sia proprio quello
di rendere conto del suo operato al suo elettorato, ho pensato, cari amici, di dedicare a voi
questo post - prevacanziero, l' ultimo prima di concedermi qualche giorno di relax.
Mi piacerebbe, infatti, tentare di spiegarvi, se ne sarò capace e soprattutto se avrete
la voglia e la pazienza di leggermi , la mia versione dei fatti (e chissà che non possiate
in questo modo anche aiutarmi a mettere a tacere qualcuna delle strane voci –
che stando alle indiscrezioni dei ben informati – sembra stiano iniziando a circolare.)
*** * ***
Tutti noi sappiamo, per esperienza più o meno diretta, che quando si costruiscono dei
nuovi edifici – per garantire una certa
“vivibilità” al contesto nel quale sorgono ed una
crescita armoniosa della città - occorre
dotare le nuove abitazioni di
un sufficiente numero di parcheggi: dove lasciare
l’automobile quando si è di fretta e
non la si vuole parcheggiare nel box,
per l’amico che ci viene a trovare,
per la seconda auto di famiglia,
per evitare, insomma,
il pietoso nonchè pericoloso spettacolo
delle macchine parcheggiate, magari
in doppia fila, ai bordi delle strade.
Chi lottizza un’area deve poi farsi carico della realizzazione
di marciapiedi, di piste ciclabili; deve riservare un po’ di spazio
a qualche piccola aiuola, a qualche pianta, giusto per rendere un po’ più piacevole ed appetibile ai possibili
acquirenti il comparto che sta sorgendo, ed evitare di fare - come si dice in gergo -
una “mera colata di cemento”. Voi comprereste mai una casa senza parcheggi
esterni e senza neppure uno straccio di marciapiede, un’aiuola di fiori o uno striminzito
alberello fuori dal cancello?
Sappiamo, anche, che una volta terminate, le unità immobiliari saranno
destinate ad ospitare nuove famiglie, con dei bambini che frequenteranno
un asilo o una scuola; che avranno bisogno di spazi ricreativi, magari di un parco in cui giocare.
Nuclei familiari, più o meno numerosi, che si aspetteranno e pretenderanno
(come è giusto che sia) di ricevere dalla città determinati servizi (aree verdi,
complessi per l’istruzione, mercati, presidi per la sicurezza pubblica, chiese
ed edifici religiosi, impianti sportivi, centri sociali e attrezzature culturali e
sanitarie, cimiteri)
Perché diciamocelo pure, nessuno di noi vuole vivere in un ambiente caotico,
sgradevole, morto, senza servizi e senza verde.
Per far fronte a queste esigenze, per assicurare un corretto inserimento urbanistico del nuovo complesso residenziale ed un ordinato sviluppo della città, la legge pone a carico di chi costruisce un duplice obbligo.
Da un lato, impone ai proprietari dei lotti interessati dalla trasformazione (c.d. lottizzanti) di individuare delle aree sulle quali realizzare parcheggi, spazi di sosta, marciapiedi – che dovranno essere cedute all'Amministrazione comunale - e, dall’altro, li obbliga a dare al Comune, che autorizza l’intervento, una certa “quantità” di aree proporzionale al volume assentito, cioè al potenziale numero degli abitanti insediabili - affinchè in futuro, l’Amministrazione vi possa realizzare scuole, asili, parchi, ovvero tutte quelle infrastrutture da mettere a servizio di quanti si trasferiranno nelle nuove abitazioni.
Il primo gruppo di opere citate (parcheggi, strade) sono tecnicamente definite
"opere di urbanizzazione primaria”, perché garantiscono le condizioni
minime di fruibilità ed assicurano i servizi indispensabili alla civile convivenza
nei singoli comparti edificati, al cui servizio sono in parte poste; le altre
“secondarie ovvero attrezzature pubbliche e di interesse
pubblico o generale” (dette anche standard urbanistici), perché destinate a soddisfare
i bisogni dell’intera collettività, o di una sua ampia parte
Come ha evidenziato la stampa locale da qualche tempo, con il mio capogruppo
(ed altri amici, protagonisti o semplici affezionati alla politica locale .... )
"sull'urbanistica" viaggiamo "su binari separati” dal resto dei Consiglieri di
maggioranza che siedono nell'assemblea cittadina, perchè - diciamola così, giusto
per semplificare il concetto - non riusciamo a metterci d'accordo su quale sia
la “quantità e, direi , la "tipologia” corretta di aree che la legge impone ai
lottizzanti di cedere al Comune al fine di realizzarvi i due tipi di opere sopra indicate
( cioè, le aree per le opere di urbanizzazione primaria e quelle destinate alle
attrezzature pubbliche e di interesse pubblico o generale).
I nostri "binari" hanno iniziato a prendere direzioni opposte, quando alcuni piani
attuativi sono stati sottoposti (a partire dal mese di settembre del 2007, qualche settimana
dopo le dimissioni dell’Assessore alla partita) al vaglio del Consiglio Comunale.
Si tratta, nella fattispecie, di tre interventi che prevedono la realizzazione complessiva
di circa 29.600 mc.
Per capirci, stiamo parlando, grosso modo di un centinaio di appartamenti
(in particolare : 15.500 mc nel P.A. 15 (v. qui per l’atto di adozione) 5.000 mc nel
P.A. 9 qui la delibera di approvazione con gli interventi dei consiglieri comunali
e 9.100 mc nel P.A. 3/2 la cui delibera è in corso di predisposizione.).
I lottizzanti dei tre piani cedono, complessivamente, al Comune circa 7.844 mq,
superficie che in effetti corrisponde a quella richiesta dalla legge per i c.d.
standard urbanistici, cioè - per le famose attrezzature pubbliche sopra richiamate
(secondo l'astruso calcolo .... 29.600 /100 (mc./abitante) = n. 296 abitanti mq. 26,50 mq./abitante x n. 296 ab. = mq. 7844)
Peccato che dalle tavole progettuali degli interventi in questione, emerge che
circa 5.000 (di quei 7.844 mq che i privati sono tenuti a cedere come “standard”
cioè come servizi, come spazi pubblici) sono destinati esclusivamente alla realizzazione di parcheggi, di piste ciclabili , di marciapiedi.
Di opere, per l'amor del cielo dovute e necessarie, ma funzionali solo agli edifici che lì sorgeranno. In sostanza i lottizzanti nelle aree che cedono gratuitamente al Comune si limitano
a realizzare quelle opere di urbanizzazione primaria, indispensabili alla migliore
vivibilità il proprio insediamento.
Ma allora, (mi sono/ci siamo chiesti), stando così le cose, le opere per la collettività
dove le realizzo? In che "aree" costruisco il parco, la scuola, gli asili per le cento nuove
famiglie che si trasferiranno nel comune?
Dove il Comune potrà allocare le attrezzature e gli spazi dedicati alle esigenze
della vita pubblica, sociale, collettiva di tutti; delle cittadine e dei cittadini; degli adulti e dei bambini, degli anziani?
Insomma, ho votato contro l’approvazione di quei piani perché a mio avviso (e non solo mio,
è chiaro che prima di arrivare ad assumere una decisione tanto grave ho sottoposto
la questione a persone molto più brave e competenti di me …) i cittadini giussanesi
“ ci smenano” quasi 5.000 mq (grosso modo un’area pari ad un intero campo da
calcio più uno da calcetto).
5.000 mq sui quali, ad esempio, si sarebbe potuto realizzare un piccolo parco attrezzato,
con qualche panchina e dei giochi per bambini; oppure che il Comune avrebbe,
in futuro, potuto scambiare con altre aree di maggiore interesse, oppure utilizzabili per insediarvi delle “case popolari”, oppure, oppure, oppure...
Ecco, in estrema sintesi (e con le necessarie semplificazioni, che possono aver dato luogo a delle piccole imprecisioni terminologiche), la storia.
Certo, sarebbero ancora molte le cose da raccontare, occorrerebbe, ad esempio, per
onestà intellettuale, citare il parere legale acquisito dall’amministrazione comunale
( che sponsorizza la tesi opposta alla mia) o parlare della mozione approvata lo scorso
gennaio dal Consiglio comunale (qui il testo), o ricordare la polemica esplosa tra me e l’ex assessore all'Urbanistica, a cui ampio risalto ha dato la stampa locale …
Ma considerata l’ora tarda e le valigie ancora da preparare è meglio rimandare
le ulteriori puntate alle prossime settimane!

domenica 10 agosto 2008

Militari in città?

"Finalmente vedremo dei bei ragazzi per le strade»
Come dire, la misura non mi convince e mi pare abbastanza inutile: però se proprio, proprio dobbiamo trovargli un lato positivo...

giovedì 7 agosto 2008

E ..state al cinema

Sarà che in questa parte dell’anno non si convocano più Consigli Comunali. Sarà la mancanza di riunioni fiume del pd, di gd, del pc o della dc (che gaffe, questi sono spariti diversi anni fa). Sarà che la bella stagione invoglia ad uscire (bhè, diciamo che invita all'aria aperta più di quanto non lo facciano il freddo e la nebbia dell'inverno…).
Sarà che i biglietti costano meno.
Sarà che al cinema si incontrano un sacco di vecchi amici (praticamente tutti quelli che, squattrinati come te, si possono permettere al massimo una settimana di ferie).
Sarà che le rassegne estive prevedono film per tutti i gusti e per tutte le stagioni (anagraficamente parlando, chiaramente).
Qualunque ne sia la causa, quel che conta è che sto applicandomi per migliorare (e ne ho un gran bisogno) la mia cultura cinematografica.
Per saggiare il mio livello di apprendimento, mi permetto, allora, di dispensare qualche suggerimento per le calde notti estive.
Agli amanti delle commedie, consiglio “In amore niente regole “ la brillante pellicola, ambientata nell’America del football degli anni ’20, diretta e recitata da un affascinante
Clooney (suvvia, il bel George val pur una serata!) con Renée Zellweger, l’indimenticabile protagonista del "Diario di Bridget Jones". Ma questa volta Renée, non veste più i panni della single, disperata, sovrappeso e pasticciona più amata dalle trentenni (alzi la mano chi non si è rispecchiata nella sua vita), bensì quelli della bella Lexie Littleton, l’energica e supercorteggiatissima giornalista, le cui grazie si contendono (fortunata lei …) l’affascinante e brizzolato George e il bel sbarbato (falso) eroe di guerra, Carter Rutheford. Un triangolo amoroso, delle sane scazzottate e delle brillanti e divertenti piazzate.
Se, invece, con un po’ di sano masochismo, anche al cinema volete sentir parlare della "cruda realtà" , di flessibilità, di precarietà, di sfruttamento, di tradimenti, di conti che non tornano, allora non potete perdervi “Cous Cous” , il bel film del regista tunisino Abdellatif Kechiche.
Ambientato nella Marsiglia dei nostri tempi, Cous Cous racconta il sogno di Slimane Beij, un arabo sessantenne diventato improduttivo, al quale ora la sua ditta chiede, dopo trent’anni di assiduo lavoro, maggiore “flessibilità”. Diviso tra un'ex moglie bisbetica, ma ottima cuoca della pietanza nordafricana, ed una nuova compagna, comprensiva ed affettuosa, Sliman sogna, per garantire ai suoi figli un futuro migliore, di aprire un ristorante su una nave.
Ma come tutti i sogni, anche il suo è destinato a scontrarsi con le difficoltà della burocrazia e gli imprevisti della vita, che verranno superati grazie alla generosità ed al coraggio delle donne delle sue (due) famiglie.
Il regista è bravissimo nel contrapporre alla quotidiana routine, alla vita triste, un po' grigia e, in alcuni tratti, addirittura soffocante di Sliman, scene chiassose, allegre e colorate, dove il protagonista diviene un ottimo cous cous o una sensuale danza del ventre.
Infine se vi piacciono l’azione, gli eroi dei fumetti e gli effetti speciali non potete perdervi “Il Cavaliere Oscuro” , alias Batman, l’eroe della notte che combatte per liberare Gotham City dalla mafia e dallo psicopatico Joker. (Io e Claudia siamo finite in sala all’UCI per sbaglio - l’idea era vedere il “Cacciatore di Aquiloni", ma la pioggia ci ha guastato i piani!)
Comunque... pur non essendo particolarmente amanti del genere ne abbiamo, tuttavia, apprezzato le doti, sopratutto quelle dell'attore - Christian Bale. (Anche l'occhio vuole la sua parte. Giudicate voi.)

lunedì 4 agosto 2008

Quando la pubblicità ... è cattiva!

Titola il The Sunday Times, commentando il raddoppio della residenza

Va bene la pubblicità (un vecchio motto recita "se ne parli bene,
o se ne parli male, l'importante è che se ne parli” ) ma mi piacerebbe
così giusto per un po’ di sano patriottismo e - soprattutto per evitare di dovermi sempre
vergognare del mio bel Paese - che, una volta, anche per sbaglio,
il nostro Primo ministro venisse ricordato all'Estero per un qualche suo
(magari, non proprio suo, suo .. sarebbe sufficiente anche presunto) merito.

Non so, per una proposta in grado di rilanciare l'economia, per qualche
intuizione in politica internazionale, per delle scelte coraggiose.
Vi pare chiedere troppo ?

sabato 2 agosto 2008

Per non dimenticare

Stazione di Bologna. 2 agosto 1980, ore 10.23.
Un sabato di agosto. Un giorno come tanti altri.
Manuela è contenta perchè sta partendo per la colonia estiva; Carla e Umberto per le Tremiti. Antonio attende con ansia di tornare dalla figlia; Sergio, che per un ritardo del treno su cui viaggiava ha perso la coincidenza, aspetta impazientemente il convoglio successivo; Francesco è in servizio…
Poi, un boato.
Una bomba di inaudibile violenza esplode nella sala d'aspetto della stazione.
La vita di Antonella, Vito, Leo, Errica, Cesare, Carlo, Margret, del piccolo Luca, di Patrizia, Silvana, Manuela, Roberto, Elisabetta, Eleonora, John , Paolo, Vittorio, Giuseppe, Flavia, Rossella, Nilla, Katia, Kai, Velia, Salvatore,Viviana, Catherine,Iwao, Angelo - e delle loro famiglie .... si spezza, così, improvvisamente e senza ragione.
I morti sono 85; 200 i feriti.
Un minuto di silenzio, un po' del nostro tempo per non dimenticare tante storie diverse, accomunate da un unico drammatico epilogo.
(Qui la diretta del GR1)

venerdì 1 agosto 2008

Lella e la norma anti-precari: una storia di Italiana follia

Donatella è una precaria, una di quelle donne (neppure tanto ragazzine … trentotto anni suonati) clienti abituali delle agenzie di lavoro interinale. Il suo ultimo contratto “a termine” è scaduto qualche settimana fa. Era stata assunta dalla Parecrio S.p.A., con mansioni operative per far fronte “… ad un incremento di attività”, o almeno così recitava il suo contratto.
Lella, come la chiamano gli amici, sa fin troppo bene che alla Parecrio non esisteva nessun “incremento di attività …” temporaneo che giustificasse l'apposizione di “un termine” alla sua assunzione. E’ la solita furbata all’italiana: le imprese utilizzano la generica formula “incremento di attività.." o "necessità di una copertura di posti .. ( che rimangono perennemente vacanti)per assenze temporanee" o “temporanee esigenze organizzative, tecniche o produttive” per eludere la normativa, giustificare l’uso di precari, cioè di lavoratori con contratti a termine ed evitare assunzioni a tempo indeterminato.

E’ una forma bella e buona di sfruttamento: sei ricattabile, se vuoi sperare nel rinnovo del contratto alla sua scadenza non devi avanzare troppe pretese. Insomma, come si dice dalle mie parti, devi “star schiscio”.
Donatella questa volta, però, si è proprio stancata della vita
da precaria incallita” che le impedisce di pensare al futuro. Non può sposarsi, né avere quel figlio che tanto desidera.
E poi – come le ricorda sempre Luca - l’orologio biologico corre …
Si è già rivolta ad un avvocato, che le ha spiegato che la legge non consente al datore di lavoro di assumere “dipendenti a tempo” per far fronte a delle esigenze aziendali permanenti.
Se ciò succede, il Giudice può dichiarare il termine previsto nel contratto non valido, cioè può considerarlo "come non apposto " e quindi stabilire che il contratto è, di fatto, a tempo indeterminato.

Se il Tribunale le darà ragione, la sua dittà dovrà ripristinare il suo rapporto di lavoro e anche pagarle le retribuzioni maturate con gli interessi.
Carlo e Gaia , gli amici di una vita, hanno già fatto causa ai loro titolari. Carlo dopo la sentenza del Giudice, nel 2006, è stato subito reintegrato con un contratto a tempo indeterminato.
Per Gaia, invece, la via crucis del precariato non è ancora del tutto finita: la causa davanti al Tribunale, certo, l’ha vinta, ma il suo capo è un osso duro. Non vuole cedere ed ha impugnato la sentenza in Corte di Appello.
Gaia è, comunque, fiduciosa perché le hanno detto che è solo questione di tempo!

Ma ahimè i sogni di Lella, di Gaia e degli altri precari sono destinati ad andare in frantumi a causa dell’inattesa legge di cui, in questi giorni, hanno tanto parlato i giornali: la norma anti precari.
Per dirla alla Calderoli “una vera porcata”, un “colpo basso al precariato” ed un grande regalo, direbbe qualcuno, “al padronato".
Infatti la norma, che presto sarà sottoposta al vaglio del Parlamento, agevola i datori di lavoro perchè attenua le conseguenze, le sanzioni per quelle imprese che usano in modo illegittimo i contratti “a termine”.
Se i nostri Onorevoli deputati e senatori la approveranno, il Giudice – anche ove accerti che Donatella e Gaia hanno ragione - non potrà più ordinare la loro reintegrazione nel posto di lavoro, con l’assunzione a tempo indeterminato.
Sarà in grado solo di imporre alla Parecrio il pagamento di una semplice indennità, di una sorta di buona uscita che potrà andare da un minimo di 2,5 ad un massimo di sei mensilità dell’ultima retribuzione percepita.
Invece di ottenere, come accade oggi, un lavoro stabile che Le garantisca anni di regolare retribuzione, Lella si dovrà accontentare – ben che vada – di sei mensilità!
La norma crea, poi, un'evidente discriminazione tra lavoratori. Il testo proposto prevede, infatti, che la nuova disposizione si applichi solo ai giudizi in corso. Che vuol dire? Questo: Carlo è a posto, ma a Gaia sarà riservato un diverso trattamento, solo perchè - per colpe non sue - è ancora attivo il suo procedimento.
Ma non finisce mica qui. I datori di lavoro, nei giudizi intentati contro di loro dai dipendenti, si sono sempre difesi con un'argomentazione del tipo “Sig. Giudice, se avessimo saputo di non poter stabilire un termine alla durata del contratto non l'avremmo neppure concluso. La clausola che ne prevede "la durata" per noi è essenziale, e quindi, caro Tribunale, se la dichiari nulla, devi dichiarare nullo anche l'intero contratto ".
Dal momento che questa tesi ai Giudici del Lavoro non è mai piaciuta- perchè accettarla avrebbe voluto significare legittimare un ricorso indiscriminato all'apposizione del termine da parte dei datori di lavori, senza alcuna conseguenza per loro - il Governo Berlusconi ha ben pensato di farla diventare legge, così "le Toghe Rosse" la dovranno per forza applicare ... Morale della favola: le imprese potranno ricorrere sempre più facilmente al contratto a tempo determinato, anche per sopperire ad esigenze stabili della propria azienda, e non ci sarà per loro alcuna sanzione, o al più si tratterà di una punizione veramente irrisoria!

ll gioco è fatto...

Si mettano, quindi, il cuore in pace i precari e con loro pure l'Onorevole Meloni.

giovedì 31 luglio 2008

La Gaffe del Ministro

Del tipo, egoisticamente parlando, qualcuno deve pur immolarsi sull'altare
del "progresso " ( le centrali nucleari?! sic!) e dello "Sviluppo economico".

L'importante è, chiaramente, che "questo qualcuno" non sia io…

lunedì 28 luglio 2008

Illusione o verità? Due anziani o una coppia?

Infiacchita dal caldo estivo, mi sono a poco a poco assopita sul divano.

Nel dormiveglia, ho iniziato a sentire una voce, emozionata, proclamare con toni concitati la fine della crisi Campana "In 58 giorni
siamo riusciti nella missione impossibile. - recitava la voce lontana - L'emergenza è superata:
abbiamo smaltito 50mila tonnellate di rifiuti. Napoli e la Campania tornano ad essere città occidentali, ordinate e pulite".

Ascoltavo felice ed incredula l’annuncio dell’annientamento degli uomini di Cosa Nostra, del duro colpo inferto alle cosche della ’ndrangheta: allora è vero, pensavo, Falcone e Borsellino, eroi dei nostri tempi, non sono morti invano.
Protetta dalle braccia di Morfeo, mi sentivo coccolata da una musa che annunciava il crollo della piaga dell'assenteismo nel pubblico impiego (un calo del 20% in soli due mesi) .

Che idilliaca visione. Ecco davanti ai miei occhi un’Italia nuova: il paese della legalità, dell’efficienza e del Buon Governo, del rilancio del lavoro. Niente più "fannulloni" Il trionfo della responsabilità e del senso civico.

La nazione dei miei sogni. Poi, un tuono ed il triste risveglio.
Di fronte a me, il televisore acceso. Il Telegiornale. Gli occhiali rossi di Maroni che, commentando l'arresto dei boss mafiosi, con evidente orgoglio dichiara: ”grazie alle norme del pacchetto sicurezza, ….
ed alla tolleranza zero sia nei confronti della criminalità organizzata che dell'immigrazione, vogliamo garantire ai cittadini tutta la sicurezza che il precedente governo non ha saputo assicurare”.

Ancora rintronata, mi alzo ed inciampo in un giornale.
Maledizione -penso- chi lo ha lasciato in mezzo ai piedi!
Mi chino, e nel raccoglierlo, alcune parole contenute nell'articolo attirano la mia attenzione: "Le dichiarazioni sulla pulizia di Napoli sono un mucchio di spazzatura" "Silvio Berlusconi ha dichiarato di aver civilizzato Napoli risolvendo la crisi della spazzatura sebbene le immagini mostrino che i cumuli di spazzatura sono stati semplicemente spostati in periferia” .
Improvvisamente, il mio sogno si è trasformato nel peggiore degli incubi.
In questo clima quasi surreale, iniziano a danzarmi, ridenti, davanti agli occhi le parole di Paul Joseph Goebbels, il potentissimo Ministro della Propaganda del Terzo Reich: «Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità»

Un brivido mi attraversa la schiena … vorrei tanto tornare a dormire.

giovedì 24 luglio 2008

Tutta La Vita Davanti

Ovvero, una vita da precario
Una giovane palermitana trapiantata nella capitale, laureata in filosofia cum laude, con un lavoro da baby-sitter ed un impiego part time in un call center romano.
Un fidanzato/ricercatore universitario emigrato negli Stati Uniti per sbarcare il lunario.
Un sindacalista CGL cocciuto e donnaiolo.
Un’attraente e sbandata ragazza madre, rimasta, all’improvviso, senza un lavoro stabile.
Un depresso venditore di costosi elettrodomestici, caduto in disgrazia.
Un’anziana e gentile signora, segnata dalla tragica scomparsa della nipote ventenne, spinta al suicidio dall'insopportabile frustrazione di aver fallito la ricerca di un'occupazione.
E ancora, giovani donne, catapultate in una sorta di reale “Grande Fratello”, galvanizzate e umiliate da una spietata Sabrina Ferilli, a sua volta vittima e succube del capo cinico ed ipocrita.
Una dolce bambina che sogna, da grande, la laurea in filosofia...
Questi i protagonisti e le storie di “Tutta La Vita Davanti” il bel film di Paolo Virzì, che racconta, con toni ironici e vivaci, i drammi e le tragedie che si consumano nel mondo del precariato, dei lavori a progetto, dei co.co.co (e co.co.pro. Ma pro .per chi?).
Una pellicola capace di svelare, con umorismo ed implacabile realismo, le umiliazioni, il dolore e le mortificazioni che colpiscono i giovani risucchiati nel crudele mondo del precariato.
Un film tragicomico, piacevole da vedere, e al tempo stesso, intenso ... su cui meditare.
p.s Proporrei a qualche registra di affrontare il tema dei "precari delle libere professioni", il mondo dei giovani "a partita IVA".
Potrebbe emergerne una realtà sconcertante ...

martedì 22 luglio 2008

Chi la vusa pusè la vaca le sua

Il solito (triste) balletto delle parti

Umberto Bossi, immemore (???) delle romane origini dell’osceno gesto, solleva il "digitus impudicus" contro l’Inno di Mameli. Fini e Schifani lo richiamano all’ordine, Berlusconi ribadisce la solidità del rapporto con il Senatur.
Il resto del mondo politico (per carità … giustamente ) si indigna. I media montano la polemica. Partono, anche, i sondaggi “inno nazionale da cambiare mameli o verdi”?
Da due giorni non si parla d’altro.
E intanto, approdano, indisturbati, in Senato il lodo Alfano , la contestata norma salva premier, ed alla Camera la manovra finanziaria. Casualità, pura coincidenza? Ne dubito.
Fatico a credere che un uomo politicamente navigato come Bossi, il quale - oltretutto - si è già beccato nel 2007 una condanna penale definitiva (I sez. della Cassazione penale) per turpiloquio contro un altro simbolo dell’unità nazionale (il Tricolore), si lasci ingenuamente ed inavvertitamente andare a gesti tanto eclatanti quanto gravi senza aver prima attentamente vagliato e soppesato le conseguenze, politiche ed elettorali, delle proprie esternazioni. Le strumentali accuse rivolte agli insegnanti meridionali (mia mamma, una di questi, ha avuto padanissimi alunni che ancora la ringraziano per il suo prezioso lavoro) e il gesto volgare, si sono rivelati un’abile mossa mediatica per destare scompiglio, rassicurare l'elettorato leghista ( avverte l'Umberto “Non sono mica venuto qui per mollare»), distogliere l’attenzione da ben più seri temi.

Parole e gesti volutamente estremi, specchietti per le allodole. Bossi, con quella che appare una folkloristica “sparata” estiva ha, infatti, rinsaldato la propria base di consenso -nulla più dell’ostentato disprezzo verso le istituzioni romane (nelle quali e, non da ora, il Senatur ha accettato di entrare) consente di alimentare la fede di quell’elettorato che vede nella capitale la madre di tutti i vizi – oscurando, al tempo stesso, la manovra finanziaria in itinere.

Manovra bocciata dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, perché “Il maxi-emendamento … peggiora per i Comuni una situazione già molto complicata. Le nuove disposizione sul Piano Casa, il taglio punitivo delle indennità degli amministratori non fanno che rendere non solo insostenibile e inaccettabile la Manovra, ma la trasformano in una lesione della dignità istituzionale dei Comuni italiani. Le ultime correzioni - continua la nota Anci - in materia di Servizi Pubblici Locali confermano la necessità che questo tema sia disciplinato in un disegno di legge autonomo, per evitare che una correzione affrettata e pasticciata si scarichi sulla gestione dei Servizi pubblici locali.”
Una manovra che compensa i maggiori costi per la sicurezza con ulteriori riduzioni dei trasferimenti a Comuni e Province ( … di questo passo solo un folle potrebbe ambire a candidarsi come sindaco della propria comunità). La tempesta di polemiche sollevata ha fatto, per qualche ora dimenticare, il preannunciato taglio delle risorse ai parchi, il cattivo stato di salute della nostra economia, il forte calo di fiducia dei consumatori (secondo i dati del sole24 ore il mese di luglio registra il livello più basso dal 1993).
L'innalzamento e l'inasprimento dei toni contro "Roma Ladrona" ha consentito al Parlamento l'adozione di misure non certo gradite all'elettorato padano (si pensi, ad esempio, ai lauti finanziamenti concessi a Roma).
Nulla da eccepire.
Non posso che fare i miei personali complimenti al Senatore Bossi per la furbesca trovata mediatica.
Dalle mie parti si dice che “chi la vusa pusè la vaca le sua" (tradotto ..chi urla di più si compra la mucca).
Anche per questa volta, ahimè, ahinoi, la “vaca” è ancora di Bossi, le cui urla hanno, purtroppo, soffocato tutte le altre.

p.s. non ho ancora ben studiato il provvedimento approdato ieri a Montecitorio, mi scuso, pertanto, fin d'ora per eventuali, mancati aggiornamenti rispetto alle dichiarazioni apparse sulla stampa nei giorni scorsi e sopra riportate...

domenica 20 luglio 2008

Magistratura elettiva?

Secondo il ministro delle Riforme, Umberto Bossi, per risolvere il problema della magistratura
«Bisognerebbe far eleggere i magistrati dal popolo, così possiamo sperare che venga fuori il meglio».
Si, magari utilizzando il sistema elettorale del “porcellum”….

giovedì 17 luglio 2008

Perchè siamo antipatici?

Io porto “Perché siamo antipatici?” Perché? Perché Ricolfi mette a nudo queste (a mio avviso) sacrosante verità:

1. è importante che il PD torni ad “ascoltare le ragioni di quanti in questi anni si sono sempre più allontanati dalla sinistra, specie nelle regioni settentrionali del Paese”;

2. capisca “ che il vero problema della sinistra non è mai stato il disprezzo verso il cavaliere, ma l’assoluta incapacità di entrare nella mente di chi vota per lui-"

3. occorre curare “le grandi malattie da cui è affetta la sinistra”, comprendendo, in primis, che “non si può parlare in codice” e che si deve pieno rispetto anche a chi non ci vota;

4.bisogna colmare “l’abisso che separa il ceto politico di sinistra dalla gente comune.” Perché il vero problema “sul piano comunicativo … della sinistra italiana è la sua immagine elitaria ed anti-popolare, il suo presentarsi come una squadra di autocrati illuminati, di seriosi custodi del bene e della cultura";
5. il Partito Democratico deve capire quanto ”i simboli del Palazzo e della politica romana siano invisi alla gente comune (era proprio il caso di chiamare ”loft” la nuova sede del Partito Democratico?e di chiamare ”caminetti” le riunioni dei dirigenti che contano?) La sinistra perde ”perché non capisce la società italiana, ..non sa stare fra la gente, ha perso del tutto la capacità di ascoltare e la voglia di intendere” … per “la distanza siderale che la separa dal comune sentire”
Per tutte queste ragioni, propongo il Libro di Ricolfi. Non c’è dubbio, siamo ancora discretamente antipatici, ma c’è speranza, soprattutto se ci sforziamo di “di acquisire le virtù del ”quarto stile”basato sulla chiarezza e il rispetto dell’elettorato altrui”.

Insomma, il 70% dei miei concittadini votano centro-destra. Alcuni di loro sono persone che conosco e stimo ... Mi rifiuto di credere che rappresentino tutti - come la "superiorità etica della sinistra" di cui parla Ricolfi parrebbe esigere -“la parte peggiore del paese” . Ci deve per forza essere “dell’altro” …. e se non vogliamo restare forza perennemente minoritaria dobbiamo individuarlo …

Italiani: un popolo di burloni

Si dai, e adesso ditemi anche che gli asini volano (sic!)

mercoledì 16 luglio 2008

Così non ce la faremo mai

Ecco appunto. E poi ci stupiamo della fuga dei "cervelli".

Traffico di organi: un'anomalia tutta italiana

Siamo davvero un popolo strano.
Siamo il paese dove i migliori nostri cervelli fuggono all’estero e siamo lo stesso paese che si affanna ad importare dall’estero, coprendoli d’oro, i meglio marpioni della pedata. Esportiamo cervelli e importiamo piedi. Nel traffico d’organi non ci facciamo certo un affare …” (da "Vedo Buio" di Alberto Patrucco).
Ecco sintetizzate in poche righe, in modo canzonatorio ed ironico, uno dei grandi problemi del bel Paese: la fuga dei "nostri migliori cervelli", il costante esodo dei giovani talentuosi che lasciano l’Italia per affermare altrove, nel resto del mondo, la propria professionalità.
Un'incessante perdita di "risorsa lavoro", metaforicamente, un' "emorragia di capitale umano".
Secondo i dati OCSE gli italiani altamente qualificati che vivono all'estero sarebbero 300 mila (di cui il 45% in Nord America (32% negli USA e 12,6% in Canada) ed il 40% in Europa: Francia (9,3%), Regno Unito (8%), Svizzera (6,9%) e Germania 6,2%)
Il Consolato di Bruxelles stima in Belgio la presenza di 6.000 professionisti operanti presso le istituzioni internazionali e le grandi aziende italiane.
I dati dell’Unione Europea parlano di circa 34 mila espatriati italiani che lavorano nel campo della scienza e della tecnologia (S&T) negli altri paesi del Vecchio Continente.
Tante, troppe preziose risorse sottratte al sistema economico e produttivo italiano.
Ebbene, nel mio week end romano (la due giorni all’Assemblea de IMille alla quale ho assistito su cortese invito di Paolo) ho avuto il piacere di conoscere alcuni di questi “cervelli” in fuga.
Trentenni, o giù di lì, che da anni lavorano all’estero: in Francia, Olanda, America.
Coetanei di fronte ai cui curricula il mio non può che timidamente impallidire.
Giovani come Riccardo, ricercatore CNRS a Parigi in chimica-fisica teorica applicata a problemi di tossicologia nucleare ambientale;
Gianluca, da Grottaglie a New York, importante dirigente di un fondo investimenti;
Filippo che, dopo aver conseguito una laurea in fisica e un dottorato in Ingegneria, lavora presso l’Università di Amsterdam; Giuseppe, giovane intellettuale calabrese – dai toni gentili e pacati - trapiantato a Londra ... e molti, molti altri, un elenco lungo da raccontare.
Parlando con loro scopri che, a dispetto del comune sentire, l’"emorragia di capitale umano" che dissangua il bel Paese, non riguarda esclusivamente i ricercatori Universitari. Ti accorgi, con una sorta di doccia fredda, che le fughe dei "cervelli" non sono solo legate agli insufficienti investimenti nel settore della ricerca scientifica ed universitaria;
realizzi che il mondo è pieno di giovani italiani di talento, professionisti, imprenditori, lavoratori del settore della ristorazione, del turismo che decidono di cercare altrove quelle occasioni di crescita professionale che l’Italia, ingessata socialmente e politicamente, gli nega.
Chissà, se non fossi nata nella produttiva ed operosa Brianza, forse sarei stata costretta a fare la stessa scelta.
Qualcuno, un po’ ingenuamente, potrebbe sostenere che non è un grosso problema, che “il corpo Italia” non morirà dissanguato, che comunque riuscirà a sopravvivere, che l’emorragia è curabile con delle consistenti trasfusioni “di flusso migratorio in entrata” ; che il saldo emigrazione/immigrazione sarà alla fine positivo.
Certo in termini astratti lo si potrebbe pure dichiarare.
Ma sappiamo tutti che, purtroppo, non è così.
Dall'Italia scappano brillanti professionisti, acuti ricercatori, dinamici imprenditori; vi arrivano “disperati”, che per fuggire alla fame, alla guerra che li attanaglia, intraprendono i viaggi della speranza, in condizioni disumane, su imbarcazioni improvvisate che spesso li conducono alla morte.
Poi penso alla situazione economica dell’Italia, ai nostri salari medi, al precariato e mi convinco che solo un disperato, appunto, potrebbe decidere sponte sua di venire da noi.
Mi chiedo, infatti, quale giovane – se non chi tenta di fuggire a morte certa – potrebbe accettare di lavorare come schiavo nelle piantagioni pugliesi (come denunciato qualche tempo fa da Fabrizio Gatti) o chi sarebbe disposto a rischiare, quotidianamente, la pelle in cantieri edili nei quali la sicurezza è un optional.
Chi potrebbe ambire a percepire la retribuzione italiana media? Quale ricercatore straniero, quale professionista potrebbe accettare di lavorare per 1.000,00 € al mese ?
Uomini e donne in fuga dalla guerra e dalla fame, utilizzati come manovalanza non specializzata (come accade nel settore dell'edilizia che ha sempre più bisogno di lavoratori di bassa qualifica) badanti. Lavori - diciamocelo - che nessun italiano vuole esercitare: ecco i soli giovani che potrebbero sognare un futuro da noi ….
E allora che fare? Come determinare un ‘inversione di rotta?
Riccardo, Gianluca, Filippo, Giuseppe, e tutti gli altri "cervelli in fuga", lo scorso week end, sono tornati - a proprie spese - da ogni parte del Mondo in Italia, per raccontare al Partito Democratico le loro idee, per mettere generosamente a disposizione del Pd le loro competenze ed esperienze, per far, in qualche modo, rimpatriare i loro "cervelli" … speriamo che, almeno questa volta, qualcuno si prenda la briga di ascoltarli.
0.02 Pubblicato da emanuela

giovedì 10 luglio 2008

Cerbero

“Cerbero, fiera crudele e diversa,
con tre gole caninamente latra
sovra la gente che quivi è sommersa
Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra,
e 'l ventre largo, e unghiate le mani;
graffia li spirti, ed iscoia ed isquatra.
Quando ci scorse Cerbero, il gran demone,
le docche aperse e mostrocci le sanne;
non avea merbo che tenesse fermo"
Dante Alighieri – Divina Commedia;
Canto VI vv.13,18 e 22,24-"
Le mafie sono come Cerbero, il cane a tre teste custode dell'Ade, divenuto nel medioevo simbolo dell’ingordigia e della voracità, dell’odio e della discordia intestina.
"Giammai potè usarsi nè convenirsi
per operazione di tal fatta nomenclatura più appropriata..."

Infanzia violata ...lo dice la Ue

Il Parlamento Europeo boccia le misure di emergenza sui campi nomadi assunte dal Governo ed esorta le autorità italiane «ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori, e dall’utilizzare le impronte digitali già raccolte, in attesa dell'imminente valutazione delle misure previste annunciata dalla Commissione», perchè ciò «costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l’origine etnica, vietato dall'articolo 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e per di più un atto di discriminazione tra i cittadini dell’UE di origine rom o nomadi e gli altri cittadini, ai quali non viene richiesto di sottoporsi a tali procedure».
In particolare "i deputati ritengono «inammissibile» che, con l'obiettivo di proteggere i bambini, questi ultimi «vedano i propri diritti fondamentali violati e vengano criminalizzati».
Sostengono, invece, che «il miglior modo per proteggere i diritti dei bambini rom sia di garantire loro parità di accesso a un’istruzione, ad alloggi e a un’assistenza sanitaria di qualità, nel quadro di politiche di inclusione e di integrazione, e di proteggerli dallo sfruttamento»
Ops corrisponde esattamente a quanto avevo scritto (qui.) Chiaroveggenza?
No, solo buon senso.

mercoledì 9 luglio 2008

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.

L’on. Berlusconi di cui ben conosciamo l'eccezionale virtù di uomo deciso, risoluto nel perseguire i (propri) pubblici interessi (cioè … appunto, quelli suoi e del proprio entourage) c'era quasi riuscito, era ad un passo dal raggiungere l'obiettivo di ritagliarsi
una norma "su misura", in grado di sottrarlo ai suoi innumerevoli guai giudiziari.
Nell'estate 2003, approfittando della calura estiva, aveva, infatti, ottenuto
che il Parlamento approvasse il c.d. Lodo Schifani (nomen homen, direbbe qualcuno), una legge ad hoc (la L. 20 giugno 2003, n. 140) che sospendeva i processi penali - ovvero concedeva l’impunità - per le cinque più alte cariche dello stato ( Presidente della Repubblica, Presidente del Senato e della Camera dei Deputati, Presidente del Consiglio dei Ministri e Presidente della Corte Costituzionale).
Ma, ahimè, a rompere le uova nel paniere al Cavaliere, ci si sono subito messi quei guastafeste della Corte Costituzionale che nel gennaio 2004 hanno dichiarato illegittima la norma, ritenendola contraria alla Costituzione perché lesiva del principio di uguaglianza, contraria a quello della ragionevole durata ed efficienza del processo, lesiva del diritto di difesa della parte civile (e cioè della vittima del reato che deve attendere la fine della sospensione per ottenere giustizia!)
Oggi, dopo 5 anni il Presidente del Consiglio ci riprova.
Sta, infatti, per approdare in Parlamento il Lodo Alfani (ovvero Schifani bis ... due "fani" accomunati dallo stesso teleologico destino) che reintroduce la sospensione dei processi per il Presidente della Repubblica, per il Presidente del Consiglio dei Ministri e per quelli di Camera e Senato.
Uno, due, tre e quattro ... E la quinta carica dov'è finita?
Cioè, voglio dire.. del Presidente della Corte Costituzionale prevista nel "fani" uno .. che ne è stato?
Risposta semplice: il Giudice della Suprema Corte sembra sia stato depennato dall'elenco dei privilegiati ...
Così i Presidenti della Consulta imparano ad opporsi al dictat sovrano!
Il tutto in perfetto stile berlusconiano.
p.s E per il "quisque de populo" ? Eccovene una sintesi: il Parlamento ha perso tempo a discutere della norma salva Premier nel 2003, i Giudici della Corte Costituzionale hanno dovuto vagliarne la legittimità, i parlamentari saranno oggi nuovamente impegnati nell'esame di una legge di cui ben 100 costituzionalisti, nel loro accorato appello, hanno già denunciato la dubbia legittimità.
E così si continuano a sottrarre tempo, risorse ed energie alle questioni fondamentali per il paese: alla crisi economica, alla famosa “quarta settimana” ... Tutto per il Premier.. … e, intanto, io (cittadino), pago (in tutti i sensi) !

domenica 6 luglio 2008

Appuntamenti estivi/2

Eccovene un'anticipazione...

Appuntamenti estivi

Seri e semiseri.
Segnalo, per le afose serate di luglio, un paio di appuntamenti interessanti.
Martedì sera, Alberto Patrucco sarà a Besana, alla festa dell’Unità.
Giovedì 10 luglio, alle 18,45, nella sala Buozzi della Camera del lavoro di Milano,
il “diritto e la politica”

venerdì 4 luglio 2008

Stasera

Con le giovanissime (e non solo) promesse del Pd Giussanese, saremo di corvée qui.
Settore alcolici. Chiaramente.

giovedì 3 luglio 2008

Infanzia violata o tutelata?

Dichiara il Ministro dell’Interno, Bobo Maroni: “Prenderemo le impronte anche dei minori, in deroga alle attuali norme, proprio per evitare fenomeni come l'accattonaggio”.
Proclama solennemente: "Andremo fino in fondo perché questa è la strada giusta per garantire i diritti dei minori”.
Avvisa con toni risoluti: i genitori “che si rendono responsabili dello sfruttamento dei figli a scopo di accattonaggio «perderanno la potestà» su di loro."
Rincara la dose l’onorevole Gelmini “La schedatura è una forma di tutela per bambini che altrimenti sarebbero in balia delle famiglie sfruttatrici” “Da cattolica sento il dovere morale di occuparmi di loro”.
Certo non si può dire che i ministri del governo Berlusconi pecchino di scarsa originalità considerata la stravagante opinione “tutta loro” di che cosa significhi "tutelare un minore”.
Violare la dignità dei bambini Rom per proteggerli dalle loro famiglie; umiliare dei piccoli, per garantire i loro diritti. Violenza e tutela.
Crudele ossimoro che, dietro l’apparente preoccupazione di offrire un’adeguata protezione all’infanzia Rom, cela inaccettabili pregiudizi razzisti.
Denuncia Famiglia CristianaLa schedatura di un bambino rom, che non ha commesso reato, viola la dignità umana” Del pari - evidenzia la testata cattolica - la proposta di togliere la patria potestà ai genitori rom è “una forzatura del diritto: nessun Tribunale dei minori la toglierà solo per la povertà e le difficili condizioni di vita” .
Chi lavora con i bambini e gli adolescenti in difficoltà, sa, infatti, bene che l’allontanamento del minore dalla propria famiglia (che non perde, per chi lo subisce, la sua connotazione di evento drammatico e traumatico, anche ove necessario ed inevitabile), viene disposto dai Giudici solo quando la famiglia d’origine non è più in grado – neppure con l’aiuto dei Servizi Sociali - di prendersi cura del proprio bambino.
Esclusivamente quando nessuna altra soluzione è possibile. Se il Governo intende, come nobilmente proclama, tutelare l'infanzia (e quella Rom in particolare)- compito primo di ogni Stato civile - ha ben altre strade da percorrere.
Non l’infamia della schedatura (misura razzista di mussoliniana memoria, che ne rende ancora più difficile l’integrazione), ma la promozione di buone pratiche che garantiscano anche ai bimbi Rom il diritto di crescere in un ambiente familiare sereno e dignitoso, invece che in baracche popolate da topi, che finiscono – come troppo spesso ci ricorda la cronaca nera - con il diventarne la tomba.
Occorre sottrarli allo stato di degrado e povertà nel quale sono relegati, vigilare sulla loro scolarizzazione, assicurandosi che frequentino la scuola, luogo di educazione, integrazione e socializzazione; supportare le relative famiglie perchè possano riappropriarsi del loro ruolo educativo. Non esistono altre vie per per garantire a questi piccoli un futuro migliore, più dignitoso. Ma per tutto questo, si sa, occorre reperire risorse economiche e rimuovere pregiudizi culturali. Risorse per gli Operatori Sociali cui spetta verificare che i bambini frequentino la scuola e non girino per le strade e sulle metropolitane a chiedere la questua; risorse per disporne, ove necessario, l’ accompagnamento forzato; mezzi per garantire ai minori (e quindi, ci piaccia o meno) alle loro famiglie un’abitazione adeguata, dignitosa che li sottragga al degrado, ai topi ed ai pidocchi.
Certo, il percorso è più faticoso perché impone di contrapporre agli slogan demagogici , interventi, proposte, soluzioni serie e concrete che rischiano di apparire impopolari.
Mi fa tristemente ed amaramente sorridere la minaccia ventilata dal Ministro Maroni di togliere la patria potestà ai genitori che costringono i figli all’ accattonaggio.
Una misura tanto inutile quanto inattuabile.
Inutile perché non risolve il dramma dello sfruttamento dei minori per la questua, superabile solo sottraendoli alla condizione di indigenza nella quale versano.
Inattuabile in quanto economicamente non sostenibile. Mediamente un minore allontanato dalla famiglia e collocato dal Tribunale in comunità costa al proprio Comune dai 2.000,00 ai 2.500,00 € al mese. Secondo i dati pubblicati ieri su Repubblica, il 60% dei 5.500 Rom che vivono nella sola Napoli e provincia sono bambini sotto i dieci anni. Pensa l’onorevole Maroni di collocarli tutti in qualche comunità?
Con che risorse?
Con i mancati introiti dell’ICI?
Non sarebbe forse economicamente più ragionevole, nonché maggiormente rispondente all'interesse ed ai diritti del minore, una politica tesa a garantire ai bimbi Rom alloggi più idonei con un’assistenza continua che li possa accompagnare nel difficile percorso di integrazione sociale e culturale? Il problema della tutela dell’universo minorile è estremamente serio e complesso, che non può essere risolto con degli “slogan” ad effetto.
Mi piacerebbe, così giusto per entrare un po' nel merito delle questioni, chiedere, ad esempio, al Ministro Gelmini, tanto moralmente tormentata, che risorse il Governo pensa di stanziare per risolvere la drammatica condizione in cui si trovano oggi i giovani collocati in comunità ai quali da tempo i Comuni, per problemi di bilancio, non garantiscono più al raggiungimento della maggiore età il “prosieguo amministrativo”, la possibilità cioè di rimanere in comunità fino ai 21 anni, per ultimare gli studi o per completare il loro percorso formativo/educativo sì da raggiungere la completa autonomia.
Come lo Stato pensa di aiutare tutti quei ragazzi che rischiano, al compimento del diciottesimo anno, di essere abbandonati a se stessi nell'angosciante e disperata ricerca di un alloggio o di un lavoro,
che li costinga magari ad interrompere gli studi, precludendosì così la possibilità di un futuro migliore?
Lo so, non ci saranno mai risposte a queste domande.
I Comuni – con bilanci sempre più risicati - hanno sempre meno risorse da investire nel sociale: il futuro dei bimbi Rom (e non) è, dunque, tristemente segnato. Continueranno a giocare con i topi (quelli veri, non di peluche), a bruciare nelle baraccopoli; ad abbandonare la scuola, a mendicare, privati anche del sogno (cui ogni bambino ha diritto) di un futuro migliore.
Il Ministro della Repubblica potrà dirsi comunque soddisfatto: sarà riuscito nel suo intento.
Avrà trovato la "soluzione al problema Rom" saziando la fame di giustizia del suo elettorato.
E poco conta che sia una (mera) illusione …