martedì 2 dicembre 2008

Una rondine non fa primavera.

E’ da poche ore stata battuta dalle agenzie di stampa la notizia dell’arresto, nel cuore della Brianza, di due terroristi legati ad Al Qaeda, tra i cui obiettivi strategici figurerebbe, anche, la caserma dei carabinieri di Giussano.
Si tratta di un allarme di "pericolo scampato" “forte”, che non può non creare sgomento.
Ricordo, ancora il senso di angoscia che provavo, nei giorni successivi gli attentati di Madrid, ogni ogni volta che dovevo (necessariamente) salire sulla metropolitana.
Paura che, nasceva ( e nasce), come credo capiti a ciascuno di noi, dalla consapevolezza – messa a nudo, in tutta la sua tragicità e drammaticità, da quel terribile 11 settembre di sette anni fa – che anche il nostro paese è esposto (esattamente come l’America, la Spagna, l’India, l’Inghilterra) al rischio di attentati di matrice terroristica.
E se provare, di fronte all'arresto di due rappresentanti di Al Quaeda, un sentimento di sgomento frammisto a paura, rappresenta una reazione legittima e naturale ... è altrettanto vero che non si può, lasciandosi dominare dalle reazioni più istintive e fomentando a nostra volta la paura, vedere in ogni immigrato un possibile terrorista.
Questa capacità di non confondere e mischiare i termini del problema dovrebbe un po’ fare parte del nostro dna, soprattutto qui, in Brianza.
C'è forse qualcuno di noi che - in tutta onestà - ignora il fatto che la stampa straniera, dopo la strage di Duisburg in Germania, e l’eco suscitato dal libro di Saviano, ricorda l’Italia (oltre che per qualche goliardica battuta del nostro spensierato premier)per essere la patria di camorra, mafia e ’ndrangheta?
Personalmente, pur rivendicando il mio "essere italiana", non mi sento né camorrista, né mafiosa né un'affiliata delle cosche ‘ndrine.
Tutt’altro.
L’idea di venire anche solo lontanamente avvicinata, equiparata o confusa con questi loschi individui, mi offende terribilmente.
Diciamo, che mi piacerebbe che gli stranieri usassero nei miei confronti, e nei confronti del mio paese, una sorta di magnanimità, nel filtrare le notizie della stampa e nell’esprimere i loro giudizi, distinguendo l'Italiano, per bene, operoso, fantasioso, solare ed ospitale, creativo ed amante del bello, dallo squallido, violento, arrogante e prepotente mafioso.
Che ci concedessero una sorta di "apertura di credito".
La stessa, che forse – se non altro, in ossequio al noto insegnamento cattolico che invita a “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te “ - dovremmo riconoscere agli stranieri che vivono onestamente nel nostro paese.
Ecco, io (grata alle forze dell'ordine per aver protetto, con il loro prezioso lavoro, la mia comunità dal ventilato pericolo di un (presunto) tragico attentato) la penso così.

1 commento:

Marco Cozza ha detto...

Concordo e sottoscrivo in toto la tua riflessione.