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martedì 2 dicembre 2008

Una rondine non fa primavera.

E’ da poche ore stata battuta dalle agenzie di stampa la notizia dell’arresto, nel cuore della Brianza, di due terroristi legati ad Al Qaeda, tra i cui obiettivi strategici figurerebbe, anche, la caserma dei carabinieri di Giussano.
Si tratta di un allarme di "pericolo scampato" “forte”, che non può non creare sgomento.
Ricordo, ancora il senso di angoscia che provavo, nei giorni successivi gli attentati di Madrid, ogni ogni volta che dovevo (necessariamente) salire sulla metropolitana.
Paura che, nasceva ( e nasce), come credo capiti a ciascuno di noi, dalla consapevolezza – messa a nudo, in tutta la sua tragicità e drammaticità, da quel terribile 11 settembre di sette anni fa – che anche il nostro paese è esposto (esattamente come l’America, la Spagna, l’India, l’Inghilterra) al rischio di attentati di matrice terroristica.
E se provare, di fronte all'arresto di due rappresentanti di Al Quaeda, un sentimento di sgomento frammisto a paura, rappresenta una reazione legittima e naturale ... è altrettanto vero che non si può, lasciandosi dominare dalle reazioni più istintive e fomentando a nostra volta la paura, vedere in ogni immigrato un possibile terrorista.
Questa capacità di non confondere e mischiare i termini del problema dovrebbe un po’ fare parte del nostro dna, soprattutto qui, in Brianza.
C'è forse qualcuno di noi che - in tutta onestà - ignora il fatto che la stampa straniera, dopo la strage di Duisburg in Germania, e l’eco suscitato dal libro di Saviano, ricorda l’Italia (oltre che per qualche goliardica battuta del nostro spensierato premier)per essere la patria di camorra, mafia e ’ndrangheta?
Personalmente, pur rivendicando il mio "essere italiana", non mi sento né camorrista, né mafiosa né un'affiliata delle cosche ‘ndrine.
Tutt’altro.
L’idea di venire anche solo lontanamente avvicinata, equiparata o confusa con questi loschi individui, mi offende terribilmente.
Diciamo, che mi piacerebbe che gli stranieri usassero nei miei confronti, e nei confronti del mio paese, una sorta di magnanimità, nel filtrare le notizie della stampa e nell’esprimere i loro giudizi, distinguendo l'Italiano, per bene, operoso, fantasioso, solare ed ospitale, creativo ed amante del bello, dallo squallido, violento, arrogante e prepotente mafioso.
Che ci concedessero una sorta di "apertura di credito".
La stessa, che forse – se non altro, in ossequio al noto insegnamento cattolico che invita a “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te “ - dovremmo riconoscere agli stranieri che vivono onestamente nel nostro paese.
Ecco, io (grata alle forze dell'ordine per aver protetto, con il loro prezioso lavoro, la mia comunità dal ventilato pericolo di un (presunto) tragico attentato) la penso così.

martedì 23 settembre 2008

Emergenza sicurezza

E‘ tempo di parlarne.
E' tempo che il Pd ne parli.
E’ tempo di affrontare seriamente il problema della criminalità.
Ma di quella vera.
Non dell’emergenza (percepita e montata dai media) che sarebbe da ricondurre all’immigrazione irregolare, o di quella connessa alla microcriminalità (indubbiamente da punire, ma di sicuro di minor allarme sociale).
Io parlo, della criminalità sotterranea "dalla faccia pulita", di quella che, con il consenso dei nostri vicini, ci sotterra veleni sottocasa (sarebbe interessante vedere- come suggerito da Claudio - se ci sono nelle aree interessate dalle discariche abusive di Briosco, Seregno e Desio, percentuali anomale di casi di tumori), della malavita che si alimenta di traffici illegali, che spaventa commercianti ed artigiani, che prosciuga le aziende con meccanismi usurari, che silenziosamente e pericolosamente si insinua nel tessuto produttivo brianzolo (il nostro giusto per intenderci).
Non mi piace pensare a “Monza e provincia come “lavanderia di capitali della criminalità organizzata” (così la definiva, richiamando le parole del procuratore Capo Antonio Pizzi, il Cittadino di Sabato 20 settembre 2008).
Ecco se neppure a voi sorride l’idea di lasciare la Brianza in mano alla criminalità, vi consiglio, fin d’ora di prendere carta e penna e segnarvi questa data : ottobre 2008.
A Giussano, infatti, parleremo del tema con due relatori di eccezione: i Senatori del Pd Luigi De Sena ed Achille Serra, i cui lunghi curricula, vantano tra l'altro, gli incarichi, rispettivamente, di ex prefetto di Reggio Calabria con poteri di coordinamento nel contrasto alla 'ndrangheta, e di ex prefetto di Milano e Roma.
A breve maggiori dettagli sull’iniziativa (che visti i tempi strettissimi, inizio ad anticipare con preghiera di aiutarci a diffondere la comunicazione).

giovedì 19 giugno 2008

La città del Signor D/2

Dibattito culturalmente ricco ed emotivamente intenso, quello che si è svolto sabato mattina a Giussano, nella sala consiliare, promosso dall’Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Giussano, Alberto Elli, in collaborazione con il Mosaico, l’Associazione, vivacemente attiva sul nostro territorio, impegnata nella promozione dello sviluppo di una cultura della solidarietà attenta alle "diverse abilità".
Tema dell'incontro “La città del Signor D”.
Ma non vi tragga in inganno il titolo. Infatti, sabato non si è parlato di una città in senso fisico, di case, edifici e strutture, ma di una città fatta di persone, di reti relazionali, di solidarietà, nella quale spetta al Comune - come ha ben ricordato l’assessore Elli “l’ente più vicino alla cittadinanza, l’ente locale che rappresenta la propria comunità, che ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo"- la “ cabina di regia” per abbattere le barriere culturali, sviluppare buone pratiche, rimuovere quegli ostacoli che acuiscono le sofferenze dei disabili.
Dopo la presentazione del bilancio sociale da parte dell’Assessore Elli e l’appassionata relazione sulla mappa dei bisogni della Prof.ssa Roberta Garbo, docente della Facoltà di Scienza della Formazione, Università degli Studi di Milano-Bicocca, si è aperta la fase del dibattito, nella quale si sono alternati interventi commuoventi, come quello di M. che, con rabbia (una giusta rabbia) ha ricordato le difficoltà, dovute soprattutto alle molte barriere culturali ancora presenti, che quotidianamente incontra chi è disabile nell’accesso al mondo del lavoro.
Come quello di un papà che ha sottolineato la necessità per il figlio disabile di costruirsi relazioni sociali; di essere inserito in una comunità, luogo di accoglienza per il ragazzo e sostegno morale per la sua famiglia. Che ha, con tono emozionato e commosso, ricordato l’importanza di avere operatori che svolgano il loro lavoro con professionalità ed amorevolezza, requisiti tra di loro inscindibili e inseparabili.
Si è discusso, anche, del “dopo di noi”, del progetto di accompagnamento e di assistenza agli adulti con disabilità, progetto che nasce dall’esigenza di fornire una risposta concreta all’angosciante domanda “che ne sarà dei nostri figli, quando noi non ci saremo più?” . Uno sguardo attento al futuro, ma con un occhio rivolto al passato, per preservare la memoria storica delle battaglie che da oltre 30 anni impegnano i genitori dei ragazzi disabili e grazie alle quali sono stati riconosciuti ai diversamente abili quei diritti che oggi appaiono scontati, come, ad esempio, il loro inserimento nelle strutture scolastiche.
Diritto che spesso i genitori dei “ragazzi normali” (che cosa sarà poi la normalità?) vorrebbero mettere in discussione sulla base di un egoistico timore che la presenza di un ragazzo disabile possa, in qualche modo, pregiudicare o limitare la crescita culturale dei propri figli.
Come se la diversità non costituisse una ricchezza, come se la solidarietà, l’attenzione verso il più debole, l’aiuto offerto a chi è più fragile, non fossero valori fondamentali da trasmettere fin da piccoli, virtù capaci di trasformare dei bambini, magari un po’ viziati, in adulti generosi e responsabili.
Bell’incontro quello di sabato, che avvia un progetto innovativo da esportare in altre realtà comunali. Peccato, però. Peccato che vi fossero per lo più “ i soliti addetti ai lavori”.
Peccato soprattutto che mancassero proprio loro, gli imprenditori.
Ricorda Enrico Montobbio, uno dei massimi esperti dell'inserimento dei disabili nel mondo del lavoro: “ Un giovane disabile ... non è una persona malata, ma una persona e basta … una persona con tutti i bisogni di normalità propri di ogni individuo. Si tratta di esigenze di normalità affettiva, educativa ed esperienziale.
Quante volte, invece, la vita di un disabile si dipana all’insegna di una “normalità negata”, che lo lascia nel bozzolo di un’infanzia perenne dove è difficile costruirsi una propria identità, una dimensione sociale. Un lavoro o, più esattamente, l’assegnazione di un ruolo, un ruolo sociale attivo, è condizione essenziale per un’identità accettabile, anzi: l’unica vera riabilitazione possibile”.
Speriamo che qualche imprenditore illuminato prima o poi lo comprenda ...

venerdì 30 maggio 2008

(Ri)Eccoci qui

Finite le pause di riflessione, risollevati gli animi, il Circolo del Partito Democratico si presenterà, con un incontro pubblico, alla cittadinanza. L’appuntamento è per il prossimo Venerdì 13 giugno, alle ore 21.00, presso la sala Consiliare (p.zzale A. Moro) del Comune di Giussano (qui il programma). Vi aspettiamo!

mercoledì 21 maggio 2008

Direttamente dalla stalla

Arriva anche a Giussano il latte alla spina.
Il distributore automatico di latte, sarà attivo 24 ore su 24 ed erogherà latte rigorosamente crudo (ossia intero ma non pastorizzato), certificato dal produttore al consumatore. Basta una moneta.
La sua introduzione è stata una grande idea: promuove la “filiera corta” (l'acquisto dei prodotti del territorio) e il “consumo
virtuoso” (solo l'acquisto del necessario). Puoi andare a prendere il latte con la tua bottiglia in vetro, lavabile e riutilizzabile per infinite volte; il riuso del vuoto aiuta a ridurre la produzione dei rifiuti e la vicinanza con il luogo di produzione limita il consumo di carburante per il trasporto e la lavorazione. Costa anche meno del latte che trovi nei supermercati e decidi tu quanto acquistarne, così oltre a rispettare l’ambiente, dai una mano al tuo portafoglio.
L'inaugurazione ufficiale sarà sabato, in piazza Aldo Moro (sul piazzale del Comune eccovi la locandina) Per saperne di più clicca qui. qui o - per conoscere la mappa dei distributori - qui.

giovedì 15 maggio 2008

Pacta sunt servanda

Come promesso da: Il pomo della discordia/1
1) Il fatto: Consiglio Comunale del 9.5.2008
Venerdì scorso, per la prima volta, in oltre 9 anni di lavori consiliari
ho votato – insieme al Capogruppo di Giussano Democratica, Elli Pierluigi (che si è astenuto) - in palese dissenso della maggioranza cui appartengo.
Una scelta difficile, meditata e molto sofferta, che viene da lontano.

2) L’antefatto All'inizio di ottobre 2007, esaminando la documentazione relativa all’adozione di un piano attuativo (P.A 9) iscritto all’ordine del giorno del Consiglio Comunale,
mi è sorto il dubbio (anche in virtù di una recente pronuncia del Consiglio di Stato, sez. V, 25 giugno 2007, sent. n. 3637) che il piano non prevedesse "la dovuta cessione di aree per le opere di urbanizzazione secondaria".
Al di là dei termini tecnici...che significa?

3) La cessione di aree per le opere di urbanizzazione e la loro monetizzazione.
La normativa urbanistica vigente (art. 46 della L. R. Lombardia, del’11 marzo 2005, n. 12, art. 28 della L. 17 agosto 1942, n. 1150) impone all’operatore che lottizza un’area (cioè a chi costruisce), di cedere, gratuitamente, all’amministrazione comunale:
a) le aree necessarie per le opere di urbanizzazione primaria (ai sensi dell'art. 44 comma 3 LR/12 strade, spazi di sosta o di parcheggio, fognature, rete idrica, rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas, cavedi multiservizi e cavidotti per il passaggio di reti di telecomunicazioni, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato)
b) nonché le aree per attrezzature pubbliche e di interesse pubblico o generale vale a dire le aree sulle quali localizzare i servizi dei quali una comunità necessita che, ai sensi dell'art. 9 della L.R. 12, devono essere pari a 18 mq per abitante ( salvo maggiori e diverse previsioni nei piani di ogni singolo comune) e che l’art. 28 della legge urbanistica 1150/1942 chiama aree per opere di urbanizzazione secondaria.
L'art 44 comma 4 della L.R. 12/2005 ne contiene un nutrito elenco: asili nido e scuole materne, scuole dell’obbligo e strutture e complessi per l’istruzione superiore all’obbligo, mercati di quartiere, presidi per la sicurezza pubblica, delegazioni comunali, chiese e altri edifici religiosi, impianti sportivi di quartiere, aree verdi di quartiere, centri sociali e attrezzature culturali e sanitarie, cimiteri.
La stessa classificazione la ritroviamo nell'art. 16 (commi 7 ed 8) del Testo Unico sull'edilizia D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380.
La differenza ontologica tra le opere di urbanizzazione primaria e quelle di urbanizzazione secondaria è data dagli effetti della loro presenza sul territorio e dagli scopi cui sono preposte queste grandi categorie di infrastrutture e servizi.
Infatti, mentre le prime hanno una funzione sostanzialmente servente rispetto ai singoli organismi edilizi, in quanto ne garantiscono le condizioni minime di fruibilità ed assicurano i servizi indispensabili alla civile convivenza (strade, parcheggi, fognature)
le seconde, mirano ad assicurare migliore vivibilità ad un ambito territoriale più vasto di quello oggetto dell’intervento da realizzare e sono a servizio dell’intera comunità.
Quando l'acquisizione di tali aree non risulta possibile o
non sia ritenuta, per le più svariate ragioni, opportuna dal comune,
la legge ne consente la “monetizzazione” ovvero riconosce all'ente locale
la possibilità di chiedere ai soggetti obbligati, in alternativa totale o parziale alla cessione delle aree, una somma di denaro.

4) Tema caldo e complesso quello della monetizzazione degli standard intrinsecamente correlato al problema delle risorse finanziarie comunali, alla progressiva riduzione dei trasferimenti statali, alla necessità per gli enti locali di reperire nuove fonti "per far quadrare i conti" ed a quello che gli ambientalisti denunciano come "consumo di suolo".
In modo semplice ed efficace, non più di una settimana fa, Report, la trasmissione di inchiesta condotta da Milena Gabanelli (eccovi qui l’intero testo originale, ve ne consiglio la lettura..) spiegava, infatti, che:
“La pubblica amministrazione incapace di ridurre la spesa, per far quadrare i conti, ha tagliato i trasferimenti ai comuni e i comuni, per sopravvivere, hanno cominciato ad elargire licenze edilizie e monetizzato le aree verdi, cioè chiedono a chi costruisce contanti, in cambio di standard edilizi, ovvero tutto quello che fa la differenza fra un quartiere normale e un quartiere dormitorio”
Il problema, non nuovo, (e che non potrà che peggiorare con la promessa abolizione dell'ICI), è emerso con forza anche durante la campagna elettorale appena conclusa (qui e anche qui)

5) Ma torniamo a Giussano ed all’ottobre 2007.
Come sopra premesso, poiché il piano adottato (citato al punto 2)
mi aveva lasciato qualche dubbio, ho effettuato nei giorni successivi i necessari approfondimenti. Sono state anche intavolate discussioni giuridiche ... dei cui esiti ho, alla fine, – formalmente - aggiornato tutti i consiglieri comunali (con una lettera del dicembre 2007).
Il “nocciolo della questione”?
Questo: nel piano attuativo in oggetto (p.a. 9) si prevede la cessione di un’area da destinare a parcheggi ed alla realizzazione di una pista ciclabile.
Come vanno qualificate queste opere? Sono primarie o secondarie?
Ora la distinzione tra opere di urbanizzazione primaria e secondaria non è una mera disquisizione giuridica, come potrebbe apparire.
Essa nasconde un problema sostanziale: quello di chiarire quanti metri quadrati, quante aree chi costruisce deve dare all’amministrazione, perché il comune vi possa realizzare il verde, i servizi, tutte quelle attrezzature pubbliche e di interesse pubblico necessarie alla cittadinanza, cui si è fatto sopra cenno.
Se considero i parcheggi (le piste ciclabili, il verde di piccole dimensioni) opere primarie, allora al privato posso imporre di cedere al comune ulteriori aree, sì da raggiungere quei famosi 18 mq per abitante ( 26,5 a Giussano) di cui si parlava sopra (ad esempio se costruisco 5.000 mc al comune dovrò cedere, oltre alle aree sulle quali realizzare i parcheggi necessari alle abitazioni e la pista ciclabile, un'area ulteriore pari a 1325 mq ... 26,5 mq/abitante ... eccovi "l'astruso" calcolo mc. 5.000 /100 (mc./ab.) = n. 50 abitanti mq. 26,50 mq./abitante x n. 50 ab. = mq. 1325);
se, invece, le considero secondarie … il lottizzante che mi ha ceduto
1325 mq per realizzare parcheggi e piste ciclabili ha già interamente assolto
il proprio onere (… questo, in termini molto, molto semplificati, il problema che è in realtà più complesso, perchè ci sono pure le Norme Tecniche di Attuazione del p.r.g.... Ma per capire la mia posizione credo basti).
p.s. A mio avviso, parcheggi, piste ciclabili e piccole aiuole a verde sono primarie ....
Sembrano, del resto pensarla così anche:
  • la Legge Urbanistica Regionale Lombarda n. 15 del 12 marzo 2005: che all'art. 44 include tra le opere di urbanizzazione primaria: strade, spazi di sosta o di parcheggio, fognature, rete idrica, rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas, cavedi multiservizi e cavidotti per il passaggio di reti di telecomunicazioni, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato;
  • la legge nazionale (D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 il Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) che al comma 7 dell'art. 16 precisa che "Gli oneri di urbanizzazione primaria sono relativi ai seguenti interventi: strade residenziali, spazi di sosta o di parcheggio, fognature, rete idrica, rete di distribuzione dell'energia elettrica e del gas, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato," mentre al successivo, colloca tra gli interventi di urbanizzazione secondaria "gli asili nido e scuole materne, scuole dell’obbligo nonché strutture e complessi per l’istruzione superiore all’obbligo, mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese e altri edifici religiosi, impianti sportivi di quartiere, aree verdi di quartiere, centri sociali e attrezzature culturali e sanitarie. Nelle attrezzature sanitarie sono ricomprese le opere, le costruzioni e gli impianti destinati allo smaltimento, al riciclaggio o alla distruzione dei rifiuti urbani, speciali, pericolosi, solidi e liquidi, alla bonifica di aree inquinate."
  • i giudici amministrativi (Consiglio di Stato, sez. V, 25 giugno 2007, n. 3637)
Non sono Mastella, mi tocca, precisare oggi Normalmente si dice che "Excusatio non petita, accusatio manifesta" ("Scusa non richiesta, accusa manifesta") Visto che le accuse sono – più o meno velatamente -
arrivate, anticipo l'arringa della mia difesa!
Battute a parte, mi sembrano doverose due puntualizzazioni:
Punto 1. Non ho sollevato perplessità interpretative per manie di protagonismo.
Sono assolutamente consapevole del fatto di avere il complesso della prima donna (da sempre... e chi mi conosce, ben lo sa), ma da qui a decidere di votare contro la maggioranza cui appartengo, per fini meramente personali ce ne passa (conosco metodi ben più efficaci per ottenere visibilità) .
Punto 2. Prima di formalizzare, per iscritto (lettera di dicembre 2007), le mie perplessità, ho effettuato le dovute verifiche (scomodando, architetti, avvocati urbanisti e anche un docente universitario).
Alla complessa vicenda, va aggiunto un ulteriore tassello... sollevato il problema interpretativo su cosa considerare opere primarie, secondarie e standard, l’amministrazione ha acquisito il parere di un legale, nel quale - ve la faccio breve - si sosteneva tutt'altra tesi rispetto alla mia ( e ribadisco, non solo mia...)
A dire la verità avevo anche proposto di chiedere un parere alla Corte dei Conti, ma l'ipotesi non
è piaciuta molto.
Ma allora come uscirne?

7) La mozione del gennaio 2008
Per superare l'empass
interpretativo sopra prospettato, durante la seduta del Consiglio
comunale del 14 gennaio 2008, il consigliere Elli Pierluigi, capogruppo di Giussano Democratica, presentava una mozione nella quale chiedeva di elaborare e poi sottoporre all'assemblea un atto d’indirizzo che desse chiaramente, e definitivamente, una univoca definizione di opere di urbanizzazione primaria
e secondaria, standard, aree per attrezzature pubbliche e di interesse pubblico o generale (così, giusto per avere un criterio uguale per tutti...)
Mozione che il consiglio comunale ha approvato all’unanimità (dei 18 consiglieri comunali presenti)

8) Consiglio avvisato…
L’ordine del Giorno del consiglio comunale del 14 gennaio prevedeva
anche l’adozione di un secondo piano attuativo (il P.A. 15) (quello di settembre - il P.A. 9 -, momentaneamente congelato, attendeva nel frattempo di essere pubblicato
Ricordo per i non tecnici - che avessero avuto l'ardire di giungere fin qui nella lettura - che l’iter dei piani prevede quattro fasi: l'adozione da parte del Consiglio Comunale, la sua pubblicazione per consentire ai cittadini di presentare eventuali osservazioni, la votazione dell’osservazione (tramite la proposta di controdeduzione) da parte del C.C., e la sua approvazione definitiva).
Ma torniamo a noi, durante la discussione del Piano Attuativo 15 (14 gennaio u.s.) dichiaravo pubblicamente che avrei espresso - in attesa dei criteri chiesti con la mozione - un voto favorevole alla sua adozione, riservandomi, tuttavia, nel caso in cui non avessi concordato con l’interpretazione offerta dalle redigende linee guida …. di votare conseguentemente in sede di "approvazione definitiva”
Il voto aveva una precisa ragione: una volta chiarito il "quantum" dei mq che il lottizzante avrebbe dovuto cedere, la parte del piano che non mi convinceva avrebbe potuto essere facilmente sistemata con un'osservazione.

9) Le osservazioni e l’approvazione definitiva del piano attuativo adottato lo scorso ottobre
Venerdì 9 maggio il piano attuativo adottato lo scorso ottobre (il P.A. 9 - temporaneamente accantonato in attesa di una risoluzione della questione interpretativa), dopo essere stato regolarmente pubblicato nei termini di legge, è tornato in Consiglio Comunale per l'approvazione definitiva.
Le linee interpretative chieste con la mozione non sono, invece, mai state elaborate (ad essere sinceri io qualche indicazione su come predisporle l'avevo pure data...)
Con il piano è approdata in Consiglio Comunale anche un’osservazione, firmata da una cittadina, nella quale si chiedeva all’Amministrazione Comunale di imporre ai lottizzanti la cessione di un’area ulteriore, rispetto a quelle previste nel piano attuativo, ovvero, in alternativa la monetizzazione di quella superficie.
Che meraviglia...l'osservazione rispecchiava, possiamo dirla così, i criteri cui avevo in qualche misura pensato.
Se la maggioranza l'avesse accolta, i lottizzanti avrebbero dovuto cedere qualche area in più rispetto a quelle già previste ed io non avrei avuto ragioni per non approvare il piano.

10) L’epilogo. Come è finita in Consiglio comunale?
Come raccontano i giornali, e cioè così:
condividendo il contenuto dell'osservazione ho votato perchè venisse accolta;
il consigliere Elli si è astenuto (e del resto che altro avrebbe potuto fare? Gli erano rimasti tutti quei dubbi che i criteri chiesti con la mozione di gennaio vrebbero potuto chiarire..).
L’osservazione è stata respinta dai consiglieri comunali di maggioranza.
Al momento dell'approvazione definitiva del piano attuativo ho abbandonato l’aula, mentre il Consigliere Elli si è astenuto … il piano (P.A. 9) è stato approvato (appena pronta la delibera la linko, ed il tutto sarà più chiaro …).

venerdì 7 marzo 2008

Accendiamo i motori

Pronti ai blocchi di partenza: è ufficialmente iniziata la nostra campagna elettorale. Ci vediamo nel week-end a Giussano al motor fest brianza

giovedì 6 marzo 2008

Eccomi, eccoci qui

Ciao a tutti e benvenuti nel mio blog, questo strano strumento dalle enormi potenzialità, un eccezionale spazio virtuale nel quale comunicare, confrontarsi e perché no, anche litigare. Innanzitutto, mi presento, mi chiamo Emanuela, ho 32 anni, abito a Giussano nel cuore della Brianza e ho scoperto – con mia grande sorpresa – di essere la candidata numero venti della Lista del Partito Democratico della Circoscrizione Lombardia 1 per la Camera dei Deputati. Una posizione che forse non sarà sufficiente a portarmi a Roma, ma che rappresenta un germoglio di speranza per i tanti italiani che come me amano la politica, e senza lasciarsi sedurre dalla via (sempre facile) della sterile e arida polemica, si mettono continuamente in discussione, lavorando pazientemente e silenziosamente per costruire un paese migliore. La mia, e voglio sottolinearlo con particolare orgoglio, è una candidatura che nasce dal basso, al di fuori degli schemi e delle logiche di partito, al di fuori della c.d. casta. E' il frutto dell’intuizione di Roberto, il bravissimo coordinatore del circolo del pd di Giussano (nonché caro amico) che ha fermamente creduto che – nonostante la tanto aborrita legge elettorale - anche i territori, gli elettori potessero e dovessero dire “la loro” nella definizione delle candidature; che dopo aver coraggiosamente lanciato l’idea di “un mio biglietto per Roma”, si è pazientemente adoperato per cercare l’appoggio e il sostegno dei circoli del pd dei comuni di Seregno, Besana e Albiate. Oltre a Roberto, agli amici di Giussano, Seregno, Besana e Albiate, ai miei colleghi di lavoro, a Lino (che ha predisposto questo blog.. tentando di tamponare le mia imperdonabile incapacità nell’uso di “questo sconosciuto”) ringrazio, fin d’ora, quanti avranno voglia di spendere un po’ del loro tempo, della loro creatività e fantasia per intraprendere, con noi, questa nuova avventura lunga un mese... Vi aspetto!