Visualizzazione post con etichetta Donne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Donne. Mostra tutti i post

martedì 29 aprile 2008

Reati sessuali: occorrono pene più severe e soprattutto la certezza della loro applicazione

Qualche sera fa ho preso, come spesso mi capita, la metropolitana alla Stazione di Sesto FS per andare a Milano. Erano le 18.00.
Con me sono saliti sulla vettura una decina di uomini, tutti apparentemente - almeno stando alla loro fisionomia - "extracomunitari". Mi sono guardata intorno, ero sola, e la mia mente è stata attraversata da mille paure. Ho rivisto, come in un film, gli innumerevoli episodi di violenza (con protagonisti tutti rigorosamente stranieri) denunciati negli ultimi giorni dalla cronaca nera.
La violenza sulla studentessa Americana a Milano, e su quella del Lesotho a Roma (con il relativo corollario di sospetti - cfr. anche qui), la romena sequestrata a Milano, lo stupro di Teramo,… Ho addirittura pensato di scendere, utilizzare un altro mezzo o aspettare il treno successivo.
E’ da quasi 15 anni che mi sposto, anche la sera, a piedi per la mia città e con i mezzi pubblici, eppure non ricordo di avere mai provato un sentimento simile, nemmeno le numerose volte in cui ho attraversato, in treno, l’intera Italia per tornare a Casa.
Mi sono sentita improvvisamente fragile, indifesa. Ho temuto il peggio. Benché sia ormai passato qualche giorno, continuo a pensare alla mia reazione, tanto irrazionale quanto ingiustificata, e quasi me ne vergogno.
Mi ronzano nella mente le parole di Tahar Ben Jelloun nel suo "Il razzismo spiegato a mia figlia”: il razzismo “consiste nel manifestare diffidenza e poi disprezzo per le persone con caratteristiche fisiche e culturali diverse”. Diffidenza, ecco il primo step. Sospetto, magari per degli uomini che dopo una giornata di lavoro si apprestavano, semplicemente, a rincasare.
E come avrei potuto reagire diversamente di fronte alla cronaca delle ultime settimane, che racconta di una vera mattanza, di 13 stupri al giorno ... anche se poi la stampa omette, accuratamente, di precisare che la maggior parte delle violenze sulle donne avviene proprio in ambito familiare, ad opera di ex mariti o fidanzati.
Ma si sa, la paura rende labile ogni distinzione. Troppi gli episodi di macabra ed inaudita violenza, troppi anche per la più emancipata, incosciente e spregiudicata delle donne.
E poi come restare indifferenti di fronte alle reazioni della politica che si è messa strumentalmente a soffiare sul fuoco dell’allarme sociale, nella speranza di lucrare qualche voto in più, come accaduto nella campagna elettorale per le recenti elezioni romane?
Ecco l'altra amara realtà di cui prendere atto: "La paura cessa d'esser problema e diventa soluzione, investimento politico. - ben sottolinea Barbara Spinelli, nel suo articolo dall’eloquente titolo il Villaggio della Paura - I giornali fanno la loro parte, un po' per vendere un po' per conformismo. Quasi non sembrano accorgersi della manipolazione che subiscono, dei profitti che politici e imprese private traggono dalla paura”, dalla paura che insinuano nei cittadini, e soprattutto nelle donne. Suvvia, lo sappiamo bene che non servono a nulla gli allarmismi, se non a renderci meno libere nei nostri movimenti, ed a fomentare demagogicamente l’odio che, inutile negarlo, è contagioso e genera solo spirali di violenza.
Quello dell' (in)sicurezza - reale o percepita che sia - è un problema serio, non un gioco da piegare alle contingenti esigenze elettorali.
E come tale va affrontato e risolto. Per combattere reati così spietati ed efferati servono sanzioni penali più severe ( almeno 15 anni di reclusione, invece dei 5 - 10 anni oggi previsti per la violenza sessuale, che si riducono a soli due nel caso di "mero"tentativo, la pena troppo tenue è un deterrente insufficiente) e soprattutto certezza nella loro esecuzione.
Lo scriveva già nel 1700 Cesare Beccaria nel suo “Dei delitti e delle pene” che "Uno dei più gran freni dei delitti .. è ... l’infallibilità" delle pene, "La certezza di un castigo, benché moderato, farà sempre una maggior impressione che non il timore di un altro più terribile, unito con la speranza dell’impunità". Niente sconti di pena, niente indulti a chi distrugge la vita di una donna.
E non mi si liquidi con l’accusa, che in genere si rivolge a chi rifiuta l’equazione extracomunitario = delinquente, di “essere buonista".
Non lo sono per nulla. Tutt’altro.
La criminalità va tenacemente combattuta. Su questo nessuno sconto. Rivendico a gran voce il diritto di tornare a camminare serenamente per le vie della mia città, aspettare il pullman sotto lo studio alle otto di sera, prendere la metropolitana in tutta tranquillità, senza l’angoscia di dovermi guardare continuamente alle spalle e senza vedere in ogni straniero, uno stupratore od un violentatore.
Questo esigo dallo Stato, non certo il braccialetto elettronico, un accessorio - non me ne voglia Rutelli - che preferirei non indossare...

mercoledì 16 aprile 2008

Donne

Stasera (nella prima a casa da un mese a questa parte…quasi, quasi mi manca già la campagna elettorale) all'Infedele, Gad Lerner ha citato la percentuale delle donne entrate in Parlamento. Stando ai dati richiamati, nel supremo consesso del nostro Paese, al gentil sesso sarebbe stata riservata una quota pari al17,56 % degli eletti, con un incremento dell’1,27 % rispetto alle politiche del 2006. Le donne sarebbero il 25,13% dei parlamentari nel gruppo PD-IDV, il 13,94% nel PDL, per scendere al 12,94% nella Lega, fino ad arrivare ad un irrisorio 2,56 % nell’UDC. Percentuali, piuttosto, misere se si considera la media dei nostri vicini europei. Secondo, infatti, i dati riportati dal sole24ore in un recente articolo, in Svezia circa metà dei parlamentari (47%) sono donne; in Finlandia, Olanda e Danimarca, rispettivamente, il 42%, 39% e 37%. Il neonato governo di Zapatero è composto da 9 donne e 8 uomini.

L'Italia si collocava, nell'uscente legislatura, al 19° posto della classifica europea per i parlamentari (17% donne) e al decimo per quanto riguardava i ministri (22%), surclassata anche da Germania (37% sia per i parlamentari che i ministri), Francia (18% e 33%), Spagna (36% e 41%). La situazione dopo le elezioni del 13 e 14 aprile non è un granché migliorata. Certo, grazie soprattutto alle quote rosa del Partito Democratico, il Belpaese recupererebbe ben 17 posizioni nella classifica mondiale per presenza di donne in Parlamento, scendendo dal 67° al 50° posto. Ma non mi pare un grande risultato, specie considerando che la candidatura del gentil sesso ha costituito uno degli argomenti privilegiati della campagna elettorale appena conclusa (anche nel pdl). E’ vero il problema è complesso (come spiegato qui), è altrettanto vero che il Partito Democratico ha comunque garantito una percentuale di donne di ben 12 punti superiore rispetto a quella del PDL e della Lega, e di ben 23 rispetto all'Udc. Ma forse questo non è ancora sufficiente.

.

domenica 16 marzo 2008

A proposito di donne e politica

"I problemi che le donne incontrano nel rapporto con l’ambiente politico-sindacale,
e in particolare con le dimensioni più istituzionali della vita pubblica ... non solo rendono difficile per loro il pieno esercizio dei più fondamentali diritti politici e
la tutela di interessi non sempre adeguatamente considerati, ma
pongono anche in discussione lo stesso statuto delle democrazie occidentali." Questo l'incipit del documento, redatto da Marina Cacace nell'ambito del progetto
RADEP (Donne in Politica) e presentato lo scorso 13 marzo a Roma nel corso del seminario internazionale
"Differenza di genere e democrazia" , che contiene alcuni interessanti spunti circa il sistema "di resistenze al pieno e ordinario ingresso delle donne" in politica. Per chi ama complicarsi la vita ...