La Moschea ( che poi moschea non è...)" se po' fà".
Così ha deciso il TAR Lombardia che, accogliendo il ricorso promosso lo scorso settembre dall'associazione culturale Daawa , con sentenza pubblicata nella giornata di ieri (la 7050/2010)ha annullato l'ordinanza con la quale il Comune di Giussano aveva contestato all'associazione islamica l'illegittimo mutamento di destinazione d'uso del locale di Via Cavour.
Nulla di nuovo sotto il sole. Il recente pronuciamento non fa, infatti, che ribadire l'indirizzo espresso dal Giudice Amministrativo Lombardo esattamente un anno fa.
Se ne facciano una ragione i leghisti: qualora "l’immobile venga utilizzato da un’associazione culturale in cui il fine religioso rivesta carattere di accessorietà e di marginalità nel contesto degli scopi statutari"non serve permesso di costruire !
Del resto neppure "la previsione statutaria (art. 3) che comprende tra gli scopi dell’Associazione l’“organizzare preghiere individuali e collettive” ovvero il “far rivivere gli insegnamenti del Profeta (Sunna) e la rivelazione Divina (Corano)” .... costituisce elemento sufficiente a identificare detta sede con un “luogo di culto” subordinato al previo rilascio di titolo abilitativo.
Nè rileva ai fini urbanistici "la circostanza che nella sede dell’associazione sia stata occasionalmente riscontrata la presenza di “persone di religione islamica” ovvero di “persone raccolta in preghiera".
La nascita "di fatto" di una moschea viene, dunque, sottratta a qualsivoglia sindacato politico....
Per il Comune "cornuto e mazziato" anche la condanna alla rifusione delle spese legali.