
Una nomina, quella della Gariboldi, che sancisce il fallimento amminsitrativo di Matteo Riva e ne certifica
l’assoluta incapacità ed inconsistenza politica.
E non tanto perché
l’assessore viene da quel di Erba.
Non è certo una novità quella di offrire lo scranno dell’urbanistica a componenti tecnici
e preferibilmente “ fuori sede”. Elemento, quest’ultimo, spesso considerato
garanzia di imparzialità nella gestione del territorio e dei forti
interessi economici coinvolti.
La nuova nomina
attesta il fallimento politico di Riva perché l'assessore è - diciamo così - “suggerito” dall'apparato burocratico.
Ed allora uscendo dal
conformismo linguistico che poco mi si addice, e liberandomi di ogni ipocrisia
istituzionale vi dico come leggo “politicamente” il passaggio di consegne.
L’assessore politico,
espressione della competizione elettorale, è stato silurato (in modo neppure troppo elegante) da Matteo Riva per gli evidenti contrasti con la sua maggioranza.
Alla natura personale delle
dimissioni non ci crede nemmeno babbo natale.
Del resto, la rottura politica tra
maggioranza e assessore si è consumata in quest’aula. Sotto gli occhi di
tutti.
Al posto dell'uscente Bellotti, Riva ha scelto un assessore suggerito ed espressione (in quanto da lì
proviene) dell’apparato burocratico .
Sia chiaro, il mio non è un
giudizio sulle capacità del nuovo componente della Giunta.
Ma sul significato
politico di tale scelta, che consacra il fallimento politico di Matteo Riva, che in campagna elettorale aveva fatto dell'Urbanistica e del consumo di suolo il cavallo di battaglia.
Un fallimento attestato ( ce ne fosse stato bisogno) dall'estremo imbarazzo e dalla freddezza con cui, ieri sera, Riva ha proceduto alla scarna presentazione del nuovo assessore.
Aspetto ora di vedere fino a che punto Riva abdicherà l’esercizio delle
funzioni di indirizzo politico per demandarle all’apparato burocratico.
Non vorrei ritrovarmi parte di un’amministrazione con un Sindaco “sotto tutela”
dei funzionari.
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