giovedì 12 marzo 2009

Un passo indietro.

Sulla stampa di questi ultimi giorni, si è prospettato lo scenario di possibili “elezioni primarie” tra me e l’attuale assessore ai Servizi sociali Alberto Elli, per scegliere il candidato dello schieramento del centro sinistra alla carica di Sindaco del comune di Giussano.
La mia, è bene precisarlo, per evitare inutili strumentalizzazioni, è una candidatura venuta alla ribalta delle cronache grazie ad un articolo comparso qualche giorno fa sul Cittadino.
Un articolo la cui uscita è stata sollecitata dallo stesso Alberto Elli; ed una candidatura ad una carica verso la quale non ho mai avanzato formalmente rivendicazioni di alcun tipo.
Fatta questa precisazione, necessaria per sgombrare il campo da ulteriori equivoci (onde evitare che qualcuno mi possa accusare di ambire a strane poltrone), ritengo che, comunque, oggi non sussistano le condizioni per richiedere le primarie.
Le primarie sono un importante strumento di partecipazione, da utilizzare per coinvolgere direttamente la cittadinanza nella scelta del proprio rappresentante politico.
Se ben fatte possono essere il mezzo per individuare - all’interno di una rosa di persone che godano di indiscussa stima e condiviso credito - la migliore candidatura possibile.
La più spendibile. Quella capace, non solo, di attrarre maggiori consensi all’interno della comunità di riferimento, ma anche di piacere a chi ha fedi politiche diverse.

Se ben pensate, strutturate ed organizzate, le primarie rafforzano la legittimazione e l’autorevolezza di chi esce vincente dalla competizione.
Se, invece, manca una univoca e condivisa valutazione positiva sui papabili candidati, rischiano di trasformarsi in uno scontro fratricida, che restituisce al cittadino l’immagine di un gruppo dilaniato e ridotto a brandelli da personalismi ed ambizioni personali.
La mia candidatura è priva di questo indispensabile requisito preliminare. Lo dicono i fatti.
Lo dice, a chiare lettere, la dichiarazione resa da uno degli storici esponenti di Giussano Democratica che ha liquidato la ventilata ipotesi di una mia candidatura con l'invito a prendermi della valeriana, ed a darmi una calmata. (commento n. 7 qui -- debitamente ripreso dalla stampa)
Di questo giudizio (forse da altri più o meno velatamente condiviso), esternato da chi da dieci anni siede con me, tra i banchi del Consiglio comunale, non posso fare altro che prendere atto.
Le elezioni sono ormai alle porte.
Chiedere le primarie, ora senza un univoco giudizio positivo sulla validità di tutte le persone che vi potrebbero concorrere – al di là di chi ne potrebbe uscire vincitore - temo possa avere l’unico effetto di presentare ai banchi di partenza della campagna elettorale una coalizione con troppi cocci da raccogliere (come mi faceva notare, in un precedente post, Marco).

E’ chiaro, che stando così le cose, non chiederò alcuna primaria.
Faccio un passo indietro. Non è il primo (già nel 2007, quando nacque il partito democratico, feci una scelta simile. Evidentemente è un tipo di competizione che mi porta male).
E forse non sarà neppure l’ultimo. Ma poco male.

Le battaglie per poltrone, titoli e nominations mi appassionano veramente poco.
Credo, quindi, che a questo punto la questione di una mia possibile candidatura a Sindaco possa considerarsi definitivamente archiviata.
*** ***
Non posso, nel chiudere, non rivolgere un particolare ringraziamento, a quanti, in modo più o meno anonimo, hanno espresso un sentito apprezzamento per la mia candidatura a quella che considero la Carica Politica per eccellenza.

Lontana dai salotti del potere; vicina al territorio ed alla gente.

domenica 8 marzo 2009

Un brutto sogno. La Brianza di Asimov.

Aumento delle cubature, liberalizzazione spinta delle norme per costruire, un ritorno al ravvedimento operoso dall’amaro sapore del condono.
Abolizione del “permesso di costruire per sostituirlo con una certificazione di conformità, giurata, da parte del progettista”.
Procedure più veloci e certe per le autorizzazioni paesaggistiche.
Ecco l'ultima trovata del nostro Primo Ministro.
Una bella ricetta fai-da-te per risollevare le sorti della sempre più infiacchita economia nazionale.
Una normativa che velocizzerà il processo di innarrestabile peggioramento della qualità di vita nelle città e nelle campagne.
Un processo, che in atto da almeno 15 anni, non sarà indolore neppure per la sempre meno bella e meno verde Brianza. La nostra amata Brianza che da «giardino d'Europa», ameno luogo di villeggiatura, dove i milanesi costruivano ville per riposarsi e fuggire dall'afa e dal rumore cittadino, verrà definitivamente trasformata in una sorta di brutta copia della Trantor dei libri di fantascienza, la capitale dell'impero galattico dei romanzi di Asimov.
Una città completamente urbanizzata.
Tutta coperta di cemento ad eccezione del palazzo imperiale e del relativo giardino.
Una sorta di idillio, per soli ricchi, che ricorda tanto la villa di Arcore dell’Ill.mo Sig. Primo Ministro.
I palazzinari ed i cultori dell'abusivismo edilizio si stanno già preparando al grande assalto.
Questa assurda ricetta per salvare l'economia che, invece di puntare su innovazione e sviluppo, ripiega, ombelicalmente, per l’ennesima volta, sul ciclo del cemento, mi sollecita alcune riflessioni, che partendo dalla politica nazionale, possono, forse, fornire qualche utile chiave di lettura in una prospettiva amministrativo- locale.

*** * ***

In primo luogo, il ciclo del cemento , comporterà, con una certa probabilità, una forte meridionalizzazione del partito di Berlusconi.
E’ notorio - e il sangue calabrese che mi scorre nelle vene mi autorizza ad evidenziarlo, senza rischio di essere tacciata di leghismo - che la categoria degli abusivi, degli speculatori senza scrupoli, degli immobiliaristi che seminano nel territorio i loro "capolavori " ( più o meno legali), infischiandosene di effetti ed impatti, riesce ad attecchire nel tessuto sociale del sud più facilmente che nel Nord del paese.
Non che il padano suolo possa considerarsi immune dagli abusi, ma, per lo meno, di fronte alla violazione di legge scatta, generalmente, nei confronti di chi la compie, una maggiore riprovazione sociale.
Senza considerare che l'incremento del ciclo del cemento finirà per precostituire un succulento banchetto per Camorra, Cosa Nostra e 'Ndrangheta, che in tempi di crisi trovano, come gli squali che fiutano subito l'odore del sangue, terreno sempre più fertile per i loro loschi affari (si consideri che secondo quanto riportato da un recente articolo del Washington Post almeno 180mila commercianti sono vittime dell'usura, un'attività in gran parte gestita dalla mafia).
La riforma del Berlusconi nazionale, si traduce, poi, nell'endiadi "più automobili - più case".
Il nostro illuminato premier si ostina, infatti, a promuovere un modello economico imperniato sulla continua espansione delle città e su una politica dei trasporti fondata sull'automobile. Un sistema, a livello mondiale, oggi in crisi. Del resto è stata proprio la bolla immobiliare ad innestare l'attuale recessione economia, che ha pesantemente travolto il settore dell'automobile ed il relativo indotto.
Il governo Berlusconi, con una lungimiranza ed una lucidità che il mondo intero non può non invidiarci, scegliendo di affidare la ripresa economica all'avvio di grandi opere pubbliche, in assoluta prevalenza stradali , e ad una nuova espansione edilizia, si comporta come il medico che tenta di praticare la respirazione artificiale ad un cadavere ormai inanimato.
E' ormai chiaro che solo un differente modello di sviluppo, alternativo a quello di Silvio di cui è abbastanza prevedibile l'esito fallimentare, può costituire una credibile e valida alternativa al modello del berlusconismo.
Dal quale le forze politiche che si dichiarano, almeno a parole, contrarie a logiche palazzinare e cementificatorie, dovrebbero prendere in modo chiaro le distanze. In fin dei conti, che il Popolo delle Libertà sia il partito del mattone (lo dicono le cronache qui,e pure qui), non è certo una novità. E, coerentemente con la propria indole, non fa neppure finta di nasconderlo.
Ma la Lega Nord ed al Partito Democratico, al di là del richiamo a mere formule di stile, non mi pare si diano un granchè da fare.
La prima, si limita a grandi sparate sull'identità celtica od a populistici proclami anti-immigrati, senza interrogarsi seriamente sullo stravolgimento dell'identità del paesaggio padano e sulle cause economiche che hanno favorito l’incremento di una parte dell' immigrazione più selvaggia (il campo edilizio attrae, come fa il miele, con le api, manodopera straniera).
Privilegiando alleanze più coerenti con i propri credi.
Il secondo, ombelicale e ripiegato sui propri conflitti intestini, ha dimostrato la completa inettitudine nel cogliere la nevralgica rilevanza di questo tema.
Un tema che fino ad ora ha trattato con molta superficialità. Più con proclami, senza convinzione, che con precise scelte di governo.
Il Partito Democratico, per diventare anche qui, in Brianza, un po' più credibile, dovrebbe fare dello slogan “basta cemento” il proprio cavallo di battaglia.
Se non altro la smetterebbe di apparire una massa sbiadita ed informe, ed acquisterebbe un'identità politica un po' più coerente. Mal che vada, correrebbe il rischio di perdere per strada qualche peso morto. Il che non sarebbe una grossa tragedia.
*** * ***
Alle stesse logiche dovrebbe ispirarsi la politica locale.
Da questo punto di vista, il Gruppo della Lega Nord di Giussano, almeno a livello di proclami, è stata chiara.
Programma ed alleanze (salvo dictat verticistici) verranno decise sulla base di un accordo comune sul territorio e sulla sua gestione. Per onestà intellettuale, al gruppo di Bossi, va riconosciuta una certa coerenza nelle decisioni assunte in sede consiliare. Ma fare i bastion contrari, tra i banchi dell'opposizione, è facile.
Più complesso è opporsi a logiche cementificatorie quando si appartiene alla maggioranza di governo.
La stessa chiarezza dovrà esserci nel centrosinistra che affronterà da solo, con un proprio candidato sindaco, questa tornata elettorale. Il matrimonio tra Giussano Democratica (che in giunta ci è stata per dieci anni) ed il Partito Democratico non potrà celebrarsi senza una previo confronto sulle politiche urbanistiche.
Non sarà certo sfuggita agli occhi dei cittadini più attenti, la frattura che, sui temi urbanistici, da quasi un paio di anni si è consumata all’interno di Giussano Democratica.
Una frattura, che riflette due idee tra di loro molto diverse su quale debba essere lo sviluppo urbanistico del nostro comune.
Posizioni che, giunte a questo punto, dovranno necessariamente chiarirsi.

giovedì 5 marzo 2009

lunedì 2 marzo 2009

Toto sindaco 2009: tutti insieme appassionatamente nella casa del Grande Fratello

Le elezioni si avvicinano ed abbondano le nomination alla carica di sindaco.
Il quadro è ancora piuttosto confuso, ma se tutto va bene, nella grande casa, avremo 20 sindaci,
qualche assessore e un consigliere comunale.
Comunque, facendo un sunto delle puntate precedenti:
  • Paolo Riva da Paina, già Assessore nella Giunta Barzaghi negli anni '80, e Bruno Molteni, direttore sanitario dell'azienda ospedaliera di Giussano, risultano i più accreditati nel Pdl.
  • Per la Lega correrà (secondo le dichiarazioni provenienti dal regno padano), in corsa soletta solitaria, Ugo Bertoli, attuale consigliere comunale del Carroccio.
  • Accanto ad essi, in quota eredi sindaco uscente, hanno fatto la loro comparsa nella casa Comune, altri Riva e Molteni. In particolare, trattasi di Riva Massimiliano da Paina, ex consigliere comunale della lista Giussano la nostra Città ora nel consiglio di amministrazione di AEB, e gli omonimi Angelo e Francesco Molteni, l'uno ex Presidente del Consiglio Comunale, l'altro Assessore alle Grandi Opere.
  • Renzo Ascari, un tempo in pol position, pare sia stato da qualche tempo (?) eliminato ... chissà che non lo si recuperi con il televoto.
  • E' dell'ultima ora, la notizia di una possibile candidatura - nel caso in cui non si ripetesse la triplice alleanza Giussano Democratica/UDC/Giussano la Nostra Città - dell'attuale Vice - Sindaco Leonardo Pellegrino.

  • C'è poi una lista, di matrice, liberal -cattolica di cui si sente ventilare l'esistenza.

E con questo siamo a 9.

Fresca, fresca di stampa, risale, invece, a sabato la mia nomina nella grande casa.

La boutade giornalistica mi pare estremamente allettante ( per dirla alla Oscar Wilde, "so resistere a tutto tranne che alle tentazioni").

Prima donna candidato a Sindaco di Giussano.

Con tanto di fascia tricolore sulla spalla. Mmm, sfida interessante. E le sfide, che dire, mi hanno sempre acchiappata una cifra.

Mi mettono addosso una sorta di carica adrenalinica. Di quelle cose, che non ti fanno dormire la notte. Non so. Quasi, quasi ci faccio un pensierino. Non sarebbe male (ab)battere un’altra frontiera, entrando in un terreno fino ad ora inaccessibile al gentil sesso.

Non solo prima donna Presidente del Consiglio Comunale, ma anche prima portatrice della bandiera Rosa nel palazzo municipale. Proposta lusinghiera. Accattivante.

Comunque, torniamo a casa nostra.

Al momento, l’unico nome trapelato sulla stampa di papabile candidato per il centro sinistra (inteso come Partito Democratico e lista civica Giussano Democratica) è l’attuale assessore ai Servizi Sociali, Alberto Elli.

La sua, ove venisse confermata, sarebbe senza ombra di dubbio un’ottima candidatura.

Alberto è sicuramente il miglior assessore ai Servizi Sociali che il nostro comune abbia mai avuto. Persona onesta, capace, con una vita spesa nel volontariato.

Eppure, l’articolo del cittadino. L’incipit “Giovane, capace e soprattutto donna”, la storia delle non marianne, la rottura degli schemi….

Devo confessarvi che fino ad oggi alla cosa non è che ci avessi un granché pensato. (Forse anche perché nessuno me l’aveva fatta venire in mente). Ma, non so, questo articolo.

Scritto così bene. Così efficace ha risvegliato in me quel non so che… quasi, quasi mi ha convinta. Devo farci una pensata. Magari potrei proporre di fare delle democratiche primarie.

Già me la vedo una bella competizione elettorale dal titolo “a chi daresti la tua nomination nella casa del grande fratello comunale?”

Forza Milan...o Forza Italia?

Correva l’anno del Signore 1994.
Il grande Milan, il Milan degli Immortali e degli Invincibili. La mitica squadra di Van Basten, Gullit, Baresi, con un gioco fantastico, stava sbaragliando tutti gli avversari in Italia ed in Europa.
Il grintoso diavolo rosso si avviava, a grandi passi, verso l’attesa finale all’Olimpico di Atene, che lo avrebbe incoronato, per la quinta volta, Campione d’Europa.
Pronto a ricevere, dopo la schiacciante vittoria sul Barcellona, una nuova Coppa dei Campioni.
Tutto questo accadeva, quando Silvio scese in campo.
L’inno di Forza Italia, che misteriosamente aveva iniziato ad aleggiare nell’aria, evocava un sol pensiero.
Il Presidente “renderà l'Italia come il Milan”. Trasformerà la nostra povera patria, sommersa dalle macerie del terremoto di Tangentopoli, in un paese ricco. Vincente. Ed all’Europa ed al Mondo, non resterà che invidiarci.
Da quei tempi di grandi illusioni e di speranze tradite sono passati 15 (lunghi) anni. E – purtroppo per noi – non solo l'Italia non è affatto migliorata, ma, in molti campi è addirittura riuscita a peggiorare.
Altro che campioni d’Europa. In settori nevralgici, come scuola, giustizia , ambiente e trasporti solo i paesi del Terzo mondo riescono a fare peggio di noi. Certo, una nomination la merita anche il Bel Paese: ma per le diseguaglianze tra ricchi e poveri e la corruzione. Una candidatura di cui, in tutta onestà, avrei volentieri fatto a meno.
Il merito del tracollo dell’Italia, non è certo solo di Silvio .
Anche la sinistra, quando ha governato, o ha tentato di farlo, non ha brillato per risultati (dobbiamo solo ringraziare il buon vecchio e - tanto bistrattato - Prodi che portandoci nel mondo dell'Euro, ci ha offerto una scialuppa di salvataggio contro l’ineludibile disastro).
Quanto al nostro Premier, tutto sommato gli va riconosciuta una certa coerenza.
L’Italia non è diventata il paese vincente che tutti sognavamo, in compenso il Milan si è ridotto ad essere poco più che una squadretta.
Escluso dalla Champions e dalla competizione per lo scudetto, è stato vergognosamente eliminato anche dalla Coppa Uefa, dopo la sconfitta che gli ha inferto il Werder Brema, una squadra di metà classifica del campionato tedesco.
Cari tifosi del Milan, qualunque sia il vostro credo politico, benvenuti nella (lunga) schiera di quelli che attendono, per una ragione o per l’altra, tempi migliori!

venerdì 27 febbraio 2009

Troppo cemento: servono più vincoli.

Finalmente qualcosa su cui siamo tutti, ma proprio tutti, d'accordo.
Ops. Stavo, facendo, con la mia solita sbadataggine, ancora confusione.
Mi correggo subito: finalmente qualcosa, su cui siamo quasi tutti d'accordo, tutti....tranne gli amici di Silvio.

La sicurezza, le emergenze vere e presunte, i rimedi e la propaganda

Tutto quello che avreste voluto sapere, e non avete osato mai chiedere ( p.s. e non dimenticate l’incontro di questa sera in Feltrinelli, e di mercoledì con le canzoni di De Andrè)

martedì 24 febbraio 2009

Tutti pazzi per Mara

Dopo il Santo Patrono di Ceppaloni, l'ill.mo Clemente Mastella, ora anche Ciriaco De Mita, si prepara ad abbandonare la barca che affonda per traghettare nei salotti del Pdl.
Galeotta, per De Mita, fu la bella Carfagna.
E, intanto, la banda bassotti, si allarga.

domenica 22 febbraio 2009

Lettera ad un partito mai nato

Sono qui, distesa sul letto mentre ascolto la voce di Veltroni alla radio. Uolter, come lo chiama qualcuno, ha rassegnato, dopo il disastroso esito delle elezioni Sarde, le proprie dimissioni.
Decisione irrevocabile. Dice Lui. Un gesto che assesta un durissimo colpo al tuo progetto. Dice la stampa. Che sigla il fallimento di un intero ceto politico. Il Tuo.
Sei fallito prima ancora di poter dimostrare la tua bontà.
Una vera beffa.
Per dieci lunghi anni, da nord a sud, dalla Padania al tavoliere delle Puglie, abbiamo atteso pazientemente il tuo arrivo.
In molti. In tanti. Giovani e meno giovani, uomini e donne, abbiamo fermamente creduto che la tua nascita avrebbe potuto dare nuova linfa alla grande famiglia del centrosinistra.
Eravamo certi, che tu, tanto a lungo desiderato, saresti cresciuto, grazie all'amorevole aiuto di tutti i tuoi padri putativi, forte, deciso e vigoroso.
Con un programma politico chiaro. Schietto.
Capace di dare risposte, concrete e non demagogiche, ai molteplici bisogni di questa nostra società. Così articolata, così complessa.
La tua lunga gestazione, è stata accompagnata dalla crescente speranza che tu, nato dai geni della cultura cattolica e riformista, saresti divenuto un grande Partito democratico.
Noi, della cosidetta società civile, che non siamo, e non ci siamo mai sentiti né ds né margherita, da sempre orfani di un partito in cui potessimo pienamente identificarci, abbiamo con entusiasmo sperato che tu potessi vedere la luce di questo nostro povero Paese. Un Paese da anni paralizzato. Ostaggio dei fragili equilibri di un governo instabile. Ingessato dai personalismi di una classe politica autoreferenziata e timorosa di ogni sfida. Di ogni innovazione.Di ogni cambiamento dello status quo.
Un partito capace di rassicurare noi. I tuoi elettori. In grado di esorcizzare le molte paure che ogni giorno ci assillano (della recessione, del diverso, della criminalità, degli stupri, del lavoro che non c'è).
Di alzare la voce, di gridare che il Parlamento deve legiferare per il Paese, e non per fini particolari; per le lobby dei potenti.
Pronto ad additare e ad allontanare da te, corrotti e corruttori.
Noi abbiamo nutrito l'ambizione, di vederti un giorno, Partito di governo.
Nelle lunghe riunioni, ai banchetti, ci raccontavamo ( e lo facevamo con convinzione, credimi), che tu saresti stato proprio così. Con una classe politica competente, sobria e rigorosa. Attenta più ai bisogni dei tuoi elettori, che ai propri tornaconti personali.

*** * ***
Uno dei tuoi genitori, dopo le votazioni sarde, che hanno conclamato (se ce ne fosse stato bisogno) il tuo pessimo stato di salute, ha sintetizzato con queste parole i mali congeniti che ti stanno, a poco a poco, togliendo la vita: "una sinistra salottiera, giustizialista, pessimistica e conservatrice".
Morbi che, purtroppo, hanno logorato il tuo fragile corpicino fin dal tuo concepimento.
Sai, appena abbiamo saputo del tuo arrivo, noi della cosiddetta base, abbiamo iniziato a farti una Culla.
In mezzo alla gente, perché con te e di te si parlasse nei circoli, in piazza, nei bar...
Per farti acquisire una dimensione - direbbe, oggi, qualcuno in politichese - "territoriale".
Sapessi che delusione quando ho saputo che per te era stato pensato un “loft. “ Questo il nome che si è voluto dare alla tua stanza.
Loft. Ma che diavolo è un loft? Se lo chiedi, a mio fratello, venticinquenne titolare della sua attività artigianale, (posa parquet) mica te la sa dare una risposta.
E' un nome, così elitario. Così snob. Solo una classe dirigente come la tua poteva pensare di farti vivere in un posto così inaccessibile al tuo elettorato, distante mille miglia da quelli che pure in te ci avevano tanto – e sapessi quanto - creduto. Quando penso alla tua classe dirigente, mi vengono in mente (credo per antitesi) le parole di uno storico inglese. Christopher Duggan.
Scrive Duggan:"Gli attivisti socialisti organizzavano dibattiti pubblici , riunioni, convegni e conferenze in tutti i luoghi possibili: circoli, sale , caffè e camere del lavoro.... Diversamente dai loro omologhi liberali questi uomini si trovavano a loro agio nel mescolarsi con i poveri.
Ettore Cincotti, un illustre professore di storia antica, suscitava le critiche dei colleghi più per l'abitudine di frequentare la sera osterie piene di fumo per parlare con gli operai , che non per le sue opinioni sovvGrassettoersive in quanto tali "( Da: La Forza del Destino - Storia d' Italia dal 1796 a oggi ".)
Queste parole, che riecheggiano in continuazione nella mia testa, mi fanno sorgere mille domande. Chissà come saresti potuto diventare se i tuoi parlamentari, se i tuoi dirigenti invece di ritrovarsi amabilmente a prendere aperitivi tra di loro, fossero stati capaci di passare del tempo in mezzo a tutti quegli artigiani, operai, impiegati, lavoratori a partita iva (sono finiti i bei tempi dei professionisti ricchi ed evasori) che oggi sono senza lavoro?
Forse Soru non avrebbe perso, o avrebbe perso meglio, se i tuoi vertici avessero compreso lo stato d'animo del paese. Un paese in cui i poveri sono sempre più poveri, ed i ricchi sempre più ricchi.
Secondo l'Ocse " In Italia il 20 per cento della popolazione più povera percepisce meno del 7 per cento del reddito totale; il 20 per cento più ricco riceve più del 41 per cento. Se si guarda al patrimonio, le disuguaglianze sono anche più grandi: il 10 per cento formato dalle famiglie più ricche detiene la metà della ricchezza reale e finanziaria, mentre la metà formata da quelle più povere possiede appena il 10 per cento della ricchezza totale. Soltanto gli Usa, il Brasile e pochissimi altri paesi mostrano disuguaglianze altrettanto piramidali (qui l’articolo)”.
E qui in Brianza, la situazione non è più rosea. Nell’operosa Brianza, dove il ricorso alla cassa integrazione sta diventando un’emorragia inarrestabile.
Forse, se tu l'avessi degnata di un po' più attenzione, anche questa terra con altri così generosa - con il suo ricco sottobosco di associazionismo e volontariato - sarebbe stata con te meno avara ed arida. Comunque, è inutile piangere sul latte versato. E io voglio guardare con speranza al futuro.
*** * ***
Ieri, sono stata ad una riunione. Dopo le dimissioni di Uolter, la base (così ci chiamano) è in subbuglio.
Sabato ci sarà una grande assemblea. A Roma. L'assemblea dei delegati eletti, o meglio nominati - quando tu sei stato concepito - con le primarie. Eletti calati dall’alto, grazie al sistema delle liste chiuse. Prescelti (questa volta non da Roma, ma dalle locali segreterie di partito.)
Il vizio di sempre (ed, infatti, io, come molti altri, non ci sarò).
Bisogna capire che fare, per salvare quel poco che resta di te. Di te e della tua classe dirigente. Per capirci, dei leader politici che ti hanno condotto fin qui. Sull’orlo di quello che sembra un precipizio senza fine.
Discontinuità con il passato, la parola d'ordine. O almeno così mi pare di capire. Non so. Temo che, con te, anche questa volta, ripeteremmo gli errori di sempre.
Mi capita spesso di cercare di ricordare perché ti abbiamo voluto.
Perché ti abbiamo così a lungo cercato.
Ce lo si diceva in continuazione, dobbiamo rimuovere il "vecchiume della politica italiana".
Purtroppo, anche in questo non siamo stati un granchè bravi, ed abbiamo confuso la “novità” con “nuovismo” (le parole le ho rubate a Sergio).
Noi volevamo nuove idee. Politici meno sofisticati, più vicini ai territori ed agli elettori. E loro - cioè i vertici, quelli che alla fine decidono - hanno pensato che fosse sufficiente, per rispondere ai nostri desideri, per dare un volto diverso alla vecchia politica, pescare un po’ di "gente giovane e sconosciuta".
Quasi che una bella faccia, con qualche ruga in meno potesse garantire una politica più fresca, capace di visioni e progetti nuovi.
Come se potesse ridursi il problema di un proposta politica poco credibile (Berlusconi ha vinto anche per questo) ad una mera questione anagrafica! Bastasse questo!
Conosco ventenni e trentenni più vecchi di chi ha il doppio dei loro anni.
La realtà è che si è pensato (sbagliando, lo dicono le sconfitte) che per dare agli elettori una nuova immagine del centrosinistra italiano, sarebbe stata sufficiente una semplice operazione di maquillage, dando una bella pennellata di nuovo alla vecchia nomenclatura.
Si è puntato sull'apparenza, a discapito delle capacità e della competenza.
Una mano di vernice, che scrostandosi, a poco a poco, ci ha restituito il peggio dei due tuoi progenitori.
Ma scusa, ma cosa pensi abbia pensato l'operaio edile bergamasco, che si alza alle cinque del mattino per andare in cantiere, sentendo che in Parlamento ci mandavamo dei trentenni che, in dote, ti avrebbero portato tutta la loro inesperienza? Ti pare che uno che si fa cotanto mazzo, possa accettare di pagare profumatamente aspiranti politici che invece di fornire al paese la soluzione ai problemi, vengono messi lì "per imparare"? Per quello esiste la scuola, le riunioni di circolo, la gavetta, le commissioni ed i consigli comunali …
Lo so, lo so, mio caro. Hai ragione, sono la solita idealista, puntigliosa e polemica.

*** * ***

Ieri, c'è stata l'assemblea. Si è deciso.

Franceschini è il tuo nuovo segretario....Vorrei dirti tante cose. Ma forse è meglio smettere di parlarci addosso ed iniziare a lavorare.

domenica 15 febbraio 2009

Un po' di romanticismo

"Mi amerai ancora quando sarò vecchia?", chiede la quarantenne Daisy all'amato Benjamin.
"E tu mi amerai ancora quando avrò l'acne?" risponde Lui.
Due amanti che si rincorrono per tutta la vita, incrociandosi nei momenti sbagliati, in attesa del "tempo giusto" per amarsi.
Lui Benjamin, il bambino nato-vecchio, con artrosi e cataratta, abbandonato dal padre inorridito dal suo aspetto davanti ad un ospizio.
Vittima dello strano incantesimo di un orologio costruito per andare al contrario; per riportare in vita i molti ragazzi americani uccisi al fronte durante la Prima Guerra Mondiale, Benjamin, invece, di morire ringiovanisce con il passare del tempo.
Il vecchio canuto si trasforma, poco alla volta, in un affascinante uomo.
E mentre una folta chioma bionda, prende il posto di sparuti capelli bianchi e le rughe abbandonano il suo volto, Benjamin lascia l'ospizio ove ha trascorso i primi anni di vita per conoscere e fare esperienza del mondo.
Lei, Daisy, la bambina di sette anni di cui Benjamin - ottantenne nell'aspetto e bambino nella mente - si innamora la prima volta che la vede, nella casa di riposo dove la piccola andava a trovare la nonna.
Daisy l'attraente ballerina che dopo avergli dato una figlia, lo dovrà accudire quando ottantenne demente con il corpo di un bambino ......
Questa la trama de "Lo strano caso di Benjamin Button"
Una romantica storia d'amore.
Un film allegro ed al tempo stesso triste e commuovente con uno stra-affascinante Brad Pitt.

mercoledì 11 febbraio 2009

Il mio epitaffio

Me lo immagino un po' come questo (raccatato su internet): "Al secolo BEACCO EMANUELA CLASSE 1975 colpevole di essere Donna, cocciuta, e senza peli sulla lingua ....". Appunto, la lingua.
Il problema è che non riesco proprio a tenerla a freno.
Io vorrei contenerla, ma quella, facendosi beffa di me, del mio spirito di sopravvivenza e del mio buon senso, si scatena e mi mette nei guai.
E adesso che ha pure imparato ad utilizzare le nuove tecnologie, per me è veramente finita.
Prendete, ad esempio, questo blog.
Un innocuo strumento di comunicazione, verrebbe da dire.
Sul quale scrivo, di tanto in tanto, qualche pensierino.
Così, giusto per passare del tempo.
Ecco, Lei interviene, prende il sopravvento e che combina?
Un vero putiferio.
Ora, nel colorito ventaglio di simpatiche reazioni che la mia linguaccia è riuscita abilmente a scatenare, ve ne è, però, una che merita particolare menzione. A farmela è nientepopodimeno che il coordinatore cittadino di Forza Italia, o Pdl che dir si voglia, Roberto Ceppi.
Commentando un mio precedente post (e della cosa non posso che essere onorata, anche perché non pensavo che qualcuno potesse prendere seriamente il mio potente mezzo di comunicazione), Ceppi mi accusa, almeno stando all'Esagono, di sventolare lo spauracchio della cementificazione per pure ragioni elettorali.
In pratica, la mia sarebbe una semplice posizione pour parlè, dal momento che non mi sarei data un granché da fare per convincere il resto della maggioranza.
Secondo il buon Ceppi io urlerei "al cemento al cemento" , un po' come il bambino burlone della favola strilla al "lupo al lupo", unicamente per attirare l'attenzione.

"Chiacchere e distintivo, chiacchere e distintivo" direbbe l'Al Capone -De Niro.

Oltre che di scarsa efficacia, l'azzurro giussanese mi accusa pure di una certa tardività.
Suvvia, puntualizza la longa manus locale del Berlusconi nazionale, un'analisi di questo tipo, cara Beacco, avresti dovuto farla "molto prima".
Ora, tutto stà, come sempre, nell'accezione che si vuole dare alle parole.
Bisognerebbe, ad esempio, capire a che arco "temporale" intende riferirsi Ceppi quando usa il termine "molto prima".
Non so, facciamo qualche ipotesi.

  • Può essere considerato "molto prima" il 2002, quando, come componente dell'assemblea del Parco Regionale della Valle del Lambro, con il solito spirito alla Don Chisciotte, insieme al mio capogruppo Elli, presentai un esposto contro un intervento che avrebbe finito con il deturpare una delle più belle aree del parco regionale?
Un atto - per inciso - che rimasto per lo più inascoltato dai sindaci dei comuni inclusi nel Parco Valle Lambro e dai componenti del suo Consiglio di Amministrazione, venne accolto dalla Regione Lombardia, che stoppo' l'intervento.
  • Ed il 2006, è "prima"? Quando proposi - tirandomi addosso la mia buona dose di antipatie - di modificare (Delibera di C.C. n. 53 del 20/10/2006) lo Statuto per lasciare che il Consiglio Comunale potesse continuare ad approvare i piani attuativi, in modo da garantire un maggior controllo sull'uso del territorio da parte dell'organo consiliare?
  • Può essere considerato prima il dicembre 2007, quando inviai a tutti i consiglieri comunali - inclusi quelli coordinati da Ceppi -una lettera nella quale sollevavo il problema dell'esatta individuazione del quantum delle aree da cedere come standard all'amministrazione comunale all'interno dei piani attuativi?
  • E che dire, di quando, rimasta inevasa la mozione approvata all'unanimità dal Consiglio Comunale (Delibera C.C. n 7 del 28.1.2008), iniziai a votare contro l'approvazione dei piani attuativi, perchè a mio avviso i privati non cedevano sufficienti aree all'amministrazione?
  • Ed il febbraio 2008 - quando organizzai, coinvolgendo (beffa del destino) proprio l'azzurro Ceppi, un convegno sul consumo suolo - come lo collochiamo temporalmente? Era tempestiva o tardiva, l'idea di promuovere una tavola rotonda con Legambiente, e con autorevoli docenti, urbanisti, avvocati ed esponenti politici per sensibilizzare amministratori e cittadini al delicato tema dell'uso del territorio?

  • E ancora, mi chiedo.. può rientrare nel "molto prima" la lettera protocollata, circa un anno fa, da Giussano Democratica con la quale sostanzialmente si chiedeva di reiterare - includendole nel Piano Territoriale Provinciale - il vincolo di inedificabilità sulle aree agricole?

  • E che dire della piccola bagarre polemica scoppiata, in tempi non sospetti, tra me e l'ex assessore dimissionario all'Urbanistica Gabriele Talpo, proprio sul tema della gestione del territorio?

  • E l'autunno caldo dell'urbanistica comunale come lo consideriamo, elettoralmente vicino o lontano?
  • Quando - ne parlarono anche i giornali locali – tirandomi addosso un'altra buona dose di critiche nonché di antipatie personali, sostenni che il piano di governo del territorio (PGT) doveva essere votato dal Consiglio Comunale?

  • E che dire degli emendamenti al PGT, presentati da tutti i consiglieri di Giussano Democratica ( Elli, Bellotti, Villa, Airoldi) , che, accogliendo alcune delle istanze provenienti da una parte dell'opposizione, hanno inteso migliorare lo strumento urbanistico comunale?
  • E che pensare del centro commerciale, il cui iter si è arrestato proprio quando sembrava ormai pronto per la sua votazione in Consiglio Comunale?
  • Ecco, forse quanto premesso, dimostra che le considerazioni che ora il coordinatore del Pdl pretenderebbe di far passare come propaganda elettorale, le facevo già da tempo ( e pure con una certa insistenza, come documentato dai numerosi post sul tema... facilmente rintracciabili in questo blog).

Su una cosa, comunque, Ceppi ha ragione.

Non brillo certo per capacità di persuasione: temo, infatti, di non essere granchè riuscita a convincere neppure quella parte di opposizione che spetta – almeno secondo quanto mi pare di capire – proprio a lui coordinare.

Io ho fatto quel poco che ho potuto.

Anche Cassandra, che aveva arti divinatorie decisamente migliori delle mie, è passata alla storia come profetessa inascoltata.

Però, insomma, mica è colpa sua se poi Troia è bruciata!

sabato 7 febbraio 2009

Da non perdere

Tutte le informazioni su vorrei

"Ve siete magnati tutto: mo' magnateve pure questo"

Cari amanti della Formula 1, fate pure “ciao, ciao” con la vostra bella manina al Gran Premio di Monza.
Il noto evento sportivo che dà lustro e quattrini (ossigeno in tempi di magra) alla nostra beneamata Brianza prenderà, infatti, presto il volo verso altri italici lidi.
E questa volta la destra motoristica brianzola non potrà neppure più agitare lo spauracchio di quei cattivoni degli ambientalisti monzesi (come le angurie: verdi fuori e rossi dentro).
Ambientalisti che, in tutta verità, non si sono certo battuti per far chiudere la saracinesca alla Formula Uno, ma solo per attenuare il forte impatto che l'Autodromo ha sul Parco, monumento storico e naturale che, purtroppo, versa in uno stato di deplorevole degrado.
Le associazioni locali, ad esempio, hanno da sempre chiesto di:
  • allontanare o quantomeno ridurre il campo di golf che immola circa 100 ettari di parco sull’altare di una ristretta elite di facoltosi soci, a danno dei poveri comuni cittadini;
  • abbattere le sopraelevate, l' ecomostro inutilizzato per le corse, che oltre ad occupare ben 60 ettari di area è troppo pericoloso per i piloti;
  • ottenere alcune misure per la riduzione dei rumori;
  • contenere l'uso della pista per le manifestazioni " minori ";
  • salvaguardare la vegetazione, troppo spesso danneggiata durante il Gran Premio. Insomma, piccoli accorgimenti che di certo non hanno mai inteso impedire lo svolgimento di una manifestazione sportiva internazionale, di sicuro prestigio per tutta la Brianza.
  • Ma ora all'abile progetto, ci sta' già lavorando qualcun altro. A far chiudere il Gran Premio di Brianza ci sta pensando il " camerata " Alemanno, il Sindaco di Roma, che vorrebbe trasferire la prestigiosa competizione sportiva nella città eterna, allestendo un circuito cittadino nel quartiere E.U.R. Il progetto sembra qualcosa in più di una mera boutade, se è vero che per la sua stesura Bernie Ecclestone, il padre-padrone della Formula 1, avrebbe messo in campo i suoi più fidati collaboratori .
Parecchi i quattrini sul piatto.
Un bocconcino quantomai succulento per Alemanno alla ricerca di un'iniziativa spettacolare che rilanci il suo deludente mandato amministrativo.
Un colpo di scena per recuperare, oltre ad una montagna di soldi, l'entusiasmo dei suoi elettori che già iniziano a rimpiangere i suoi predecessori.
Certo, non poteva mancare, nel programmare il grande spoglio della Brianza, lo zampino della tipica astuzia romana.
Roma, si dice, non sarà alternativa a Monza: perché si disputeranno due gran premi. Uno nel capoluogo brianzolo e l'altro in quel del Lazio.
Una "balla" grande come una casa.
Una sparata per occultare lo scippo. In Italia - lo sanno bene i patiti del Gp - vi è, infatti, spazio per un solo gran premio (quello di Imola è già saltato). A meno che Alemanno non nasconda tra i suoi poteri occulti, anche quello di aumentare il numero delle settimane che ci sono in un anno oppure pensi di poter impedire al grande circo della Formula 1 di prendersi qualche periodo di pausa.
Senza contare, poi, il costante aumento del numero dei paesi interessati ad ospitare l'evento. Dopo la new entry della Cina, sono pronti a bussare alla porta del Gp, altri autorevoli (e soprattutto molto facoltosi) candidati, come la Russia ed i Paesi Arabi.
Morale della favola: mentre il brianzolo Berlusca, novello Brenno, ha occupato i palazzi del potere romano, attorniato dai " Celti " dalle padane origini alle prese con l'agognato federalismo fiscale, Alleanza Nazionale sta soffiando, da sotto il naso, alla terra di Brianza – anche - gli incassi della Formula Uno.
L'ennesimo colpo inferto alla già dissanguata economia locale.
Complimenti vivissimi: neppure il peggior statalista avrebbe saputo far di meglio!

mercoledì 4 febbraio 2009

Sul consumo di suolo ...

Tra l’ impazzare del “toto sindaci” (Angelo Molteni e Paolo Riva le new entry) si allarga nella maggioranza del Sindaco Riva il fronte di chi crede che sia il caso di iniziare una seria riflessione sul tema del consumo di suolo.
Durante la presentazione del bilancio di previsione 2009, lunedì scorso, l’Assessore alle Infrastrutture, Francesco Molteni, nel ricordare che “dopo gli anni dell’espansione edilizia che ha causato un consumo notevole di suolo, si assiste oggi ad una ricerca quasi aggressiva del verde e del suo uso per le città ” ha precisato di non credere “che Giussano abbia necessità di altre case in centro o di edifici a destinazione commerciale” (pag. 11 della relazione del Sindaco e della Giunta).
Sottoscrivo in pieno l’analisi (sulla quale, peraltro, da tempo alcuni componenti del Consiglio Comunale pongono l’accento).
Non solo.
Credo, anzi, che la linea ricordata dall'Assessore, contenimento del consumo di suolo (unitamente al recupero del patrimonio edilizio esistente, oggi fatiscente) possa diventare il criterio condiviso da utilizzare nel valutare l'accoglimento od il rigetto delle innumerevoli osservazioni al Piano di Governo del Territorio che risutano essere state protocollate nei giorni scorsi.

lunedì 2 febbraio 2009

"Le donne brutte non servono alla politica, perché troppo rancorose"

Secondo la prosperosa Badescu, baciata dalla Fortuna e da Madre Natura, al potere andrebbero messe solo donne belle, - come la Carfagna o la Prestigiacomo (a proposito, ci sono ancora?) - perché avendo "ricevuto già tanto da Dio sono serene e non hanno il rancore delle deluse..."
Mmmm... non so perchè .. ma il giudizio (estetico?) della show girl non mi convince granchè....

venerdì 30 gennaio 2009

Sul Tribunale di Desio sventola bandiera bianca

Se avete intenzione di sfrattare un inquilino che da mesi non vi paga.
Se dovete assolutamente impedire la costruzione di un'opera per voi dannosa.
Se volete recuperare un credito, mettetevi pure il cuore in pace, perché del vostro processo se ne parlerà tra molto, molto, molto tempo.
Il Tribunale di Desio (una sezione distaccata di quello di Monza) è al collasso.
La situazione è esplosa, in tutta la sua gravità, martedì mattina, quando sulle porte delle stanze dei magistrati è apparso un bel cartello che recitava:
L’ATTIVITA’ GIUDIZIARIA di CANCELLERIA E’ SOSPESA”
“LE UDIENZE ODIERNE SONO RINVIATE AL 23 GIUGNO 2009”.
Martedì, ero davanti ad una di quelle porte.
Anche noi differiti a giugno. Fra sei mesi: quando l’opera, che con il processo vorremmo fermare, sarà bel che conclusa!
Un blackout totale.
Niente più udienze. Nessuna possibilità di depositare atti.
La spiegazione?
Semplice. Il Tribunale di uno dei territori più sviluppati del bel paese, che vanta il titolo di locomotiva economica d'Italia, sta sprofondando in un baratro senza fine.
Manca il personale amministrativo.
I funzionari in organico non sono più in grado di reggere il carico di lavoro che grava sugli Uffici Giudiziari.
Senza contare, poi, la penuria di materiale di cancelleria: il Ministero non fornisce più nemmeno penne, pinzatrici e timbri.
E se i cancellieri non riescono a farseli generosamente donare da qualche avvocato, se li devono pure portare da casa, se vogliono lavorare.
Mentre nel profondo Nord si rischia la paralisi del sistema giudiziario, a Roma, le grandi menti pensanti, sono tutte intente ad escogitare una "riforma della giustizia" che sottragga alle grinfie dei giudici, politici ed imprenditori corrotti.
Per garantire gli "intoccabili d'Italia", si degrada "il diritto alla difesa" dei comuni mortali a mera chimera.
I cittadini e gli imprenditori brianzoli ringraziano.
Ringraziano il ministro Angelino Alfano, per la solerzia con cui asseconda i desiderata del suo padrone.
Ringraziano l'assordante silenzio dei ministri e dei parlamentari leghisti, ormai perfettamente integrati nella zappezzeria dei palazzi romani.
Il solito triste balletto della politica italiana. Ombelicale ed autoreferenziata.
Talmente (pre)occupata di tutelare se stessa ed i propri interessi, da non accorgersi dello "sfascio" del resto del paese.

giovedì 29 gennaio 2009

Uomini sull'orlo di una crisi economica

E' on line il nuovo interessantissimo numero di Vorrei, dedicato alla crisi economica
ed alle sue ripercussioni sul nostro territorio.

lunedì 26 gennaio 2009

27 Gennaio, Giorno della Memoria

Viva la Libertà”: non un urlo giacobino della Francia settecentesca, ma le ultime parole pronunciate, prima della sua decapitazione, da Hans Scholl, il giovane studente arrestato dalla Gestapo e giustiziato il 22 febbraio 1943 a Monaco-Stadelheim, insieme alla sorella, Sophie ed all’amico Christoph Probst.
Hans, Sophie e Christoph.
Tre ragazzi.
Tre componenti della “Rosa Bianca”, il gruppo di universitari tedeschi che pagarono con la vita il coraggio di aver scritto e distribuito, a partire dall’estate del 1942, sei volantini antinazisti con i quali, nel tentativo di risvegliare la coscienza del popolo tedesco, chiamarono i loro connazionali ad ingaggiare la resistenza passiva contro Hitler ed il suo regime.
Il 18 febbraio 1943, al termine delle lezioni, Sophie Scholl prese la coraggiosa decisione di salire in cima alle scale dell'atrio dell’Università e lanciare gli ultimi volantini sugli studenti sottostanti.
Individuata da un inserviente, membro del partito nazista, venne arrestata con il fratello, processata e ghigliottinata.
All'uomo della Gestapo che interrogandola le chiedeva: "Signorina Scholl, non si rammarica, non trova spaventoso e non si sente colpevole di aver diffuso questi scritti e aiutato la Resistenza, mentre i nostri soldati combattevano a Stalingrado? Non prova dispiacere per questo?" Sophie rispose: "No, al contrario! Credo di aver fatto la miglior cosa per il mio popolo e per tutti gli uomini. Non mi pento di nulla e mi assumo la pena!".
Hans, Sophie e Christoph, con i loro amici, rifiutarono la violenza della Germania di Adolf Hitler, coltivando il sogno di un’Europa Federale ispirata ai principi cristiani di tolleranza e giustizia. “Libertà di parola, libertà di religione, difesa del singolo cittadino dall'arbitrio della violenza di Stati criminali: questi sono i fondamenti della nuova Europa” si legge in uno dei volantini incriminati.
La "parola nuda come arma di resistenza" – riprendendo le parole di Julian Aicher – anche a costo della vita, fu il mezzo d’azione dei fratelli Scholl e dei loro compagni.
Per celebrare la Giornata della Memoria, la Presidenza del Consiglio Comunale, invita la cittadinanza ad assistere allo spettacolo teatrale “Foglie della Rosa Bianca”, tratto dalla storia vera dei fratelli Scholl e realizzato dal Teatro dell’Aleph di Bellusco.
L’iniziativa si terrà domenica 8 febbraio 2009, alle ore 16.00 presso la Baita degli Alpini di Giussano, in Via De Gasperi 55.
Per informazioni: Ufficio Relazioni con il Pubblico (numero verde 800 26 60 20).

sabato 24 gennaio 2009

Giussano e il Nuovo centro commerciale

Salvo clamorose smentite (si, sa che la politica è l'arte del possibile e, soprattutto,
dell'impossibile) pare che, contrariamente alle previsioni, del Centro Commerciale se ne dovrà occupare la prossima amministrazione comunale.
Il piano di lottizzazione previsto sull’area commerciale a ridosso della valassina, che coinvolge una superficie di circa 73.00o mq , molto probabilmente non riuscirà ad arrivare, nei tempi ( e cioè prima del prossimo 23 aprile, data di indizione dei comizi elettorali) in Consiglio Comunale.
Una scelta saggia. (Auspicata).
Personalmente, penso che siano ancora troppe le cose da sistemare, non ultima quella
relativa alla corretta individuazione delle aree a standard da cedere all'amministrazione.
Lo so, la mia fissa: ma qui stiamo parlando di qualcosa come 26.ooo mq, che potrebbero (e dovrebbero) essere acquisiti al patrimonio comunale.
Si tratta di un'area strategica: un progetto sbagliato, potrebbe avere sul territorio effetti a dir poco devastanti, e rivelarsi una mera colata di cemento.
D'altro canto, non credo che in tempo di crisi dei consumi, differire di qualche tempo la costruzione dell'ennesimo centro-commerciale, possa recare un grande pregiudizio all'economia brianzola.
Quanto agli oneri di urbanizzazione, non andranno certo persi: li lasceremo generosamente in eredità alla nuova amministrazione.
Quindi, meglio, molto meglio meditarci sopra (anche perchè la fretta, si sa, è sempre una pessima consigliera.)
Chissà, poi, che qualche idea originale in merito, non possa arrivare, nelle more, dagli aspiranti
sindaci, consiglieri ed assessori comunali.

giovedì 22 gennaio 2009

L'Avvocato

Qui, nel bel paese, è una professione che, comporta, al più, enormi scocciature;
litigi con la farraginosa macchina giudiziaria, lunghe code in cancelleria.
Ed, ai più fortunati che riescono a districarsi ed a sopravvivere alla fecondità legislativa del nostro parlamento, può anche dare qualche soddisfazione.
Ma, purtroppo, non è così ovunque: in alcuni stati fare l'avvocato è rischioso.
E se poi tocchi certi interessi, la sentenza di condanna (a morte) porta, nel dispositivo, direttamente il tuo nome.
Come in Russia, dove regna sovrano "l'amico Vladimir".
Della serie: "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei"

martedì 20 gennaio 2009

E ai poveri del Nord? Chi ci pensa?

"In Sicilia una carta ogni 52 abitanti. In Lombardia solo una ogni 434"
Se dovessimo guardare le percentuali fornite dall’Inps sull’uso della social Card, non potremmo che gioirne.
Visto che i dati sulla distribuzione del sussidio sociale, portano a pensare che i poveri, gli indigenti abitino tutti da Roma in giù.
Peccato, però, che si tratta di un quadro che ben poco rappresenta la realtà (per rendersene conto basterebbe passare un paio di ore in qualche centro di ascolto della Caritas).
Non solo il Governo sembra dimenticare che le famiglie in difficoltà ci sono ( e sempre di più) anche in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, ma pare pure ignorare che, a parità di reddito nominale, quello " reale " è molto diverso a Milano ( o a Giussano ) piuttosto che a Canicattì. Le 500 Euro di Monza, hanno un potere di acquisto ben più limitato della stessa somma spesa a Termini Imerese.
Nessuno vuole negare i dovuti aiuti agli indigenti del Sud.
Certo, però, ci piacerebbe che ogni tanto (così, magari per sbaglio) qualcuno si ricordasse anche dei poveri del Nord.

giovedì 15 gennaio 2009

Letture .. consigliate

Volete diventare dei fini urbanisti?
O semplicemente capirci qualche cosa in quel groviglio, di normative nazionali, regionali e
comunali che, sovrapponendosi ed intersecandosi fra di loro, disciplinano l’urbanistica
attuale?
Bene, allora non potete che cominciare dalla lettura del nuovo glossario dell’Urbanistica
moderna di Alfio Sironi.
Al quale, io aggiungerei pure, un'altra voce:
aree per attrezzature pubbliche e di interesse pubblico da cedere al Comune =
brandelli d’area. Frammenti tanto insignificanti (per le loro dimensioni) o inutili (perché soggette
a vincoli o comunque non altrimenti utilizzabili) che il privato, non sapendo bene cosa farsene,
cede, con grande generosità, all’Amministrazione.
p.s. Se è vero che, come si sente spesso dire, il linguaggio si adegua ai nuovi fenomeni sociali e
culturali, e riflette i cambiamenti della società, non c'è molto di cui rallegrarsi!

mercoledì 14 gennaio 2009

I cugini francesi

Avranno pure la puzza sotto il naso, ma di certo gli affari (almeno con noi, e purtroppo per noi) li sanno proprio fare.
Dopo la bella Carlà, si pigliano ora la nostra compagnia di Bandiera.
E pure a prezzo stracciato, grazie agli speciali saldi invernali di Berlusconi.
La stampa francese ricordandoci il grande affare che abbiamo concluso, ci piglia allegramente per i fondelli.
Non resta che consolare il nostro povero spirito patriottico, ricordando che almeno Zidane e i suoi li abbiamo fatti piangere e soffrire ai Mondiali.
Già, per forza abbiamo vinto. Allora al governo c’era Prodi (che fortunatamente per noi, non portava tutta questa “sfiga”).

La coda

Frustrante. Terribilmente frustrante. Vi è mai capito di arrivare in un posto, in un ufficio e dovervi mettere in fila, ad attendere pazientemente, il vostro turno?
A me è successo un sacco di volte (ad esempio, le notifiche dagli ufficiali giudiziari sono la
palestra ideale per chi voglia provare la tenuta dei propri nervi).
Ecco funziona più o meno così: dopo le prime tre telefonate a fidanzati, amici e clienti, e dopo aver
letto il tuo bel giornale, inizi a cercare conforto nella gente che ti circonda.
Prima ti guardi intorno.
Così, genericamente.
Poi, presa dallo sconforto, ti giri, sbuffando e scuotendo la testa, verso la Signora dietro di te, desiderando da lei, un cenno di disapprovazione per quella situazione.
Fino a quando – capita quasi sempre- arriva, bello bello, il furbone di turno che, invocando una scusa qualunque, cerca scaltramente di infilarsi, ed evitare l’attesa.
Una mossa che scatena una gamma di reazioni (insulti inclusi) e sentimenti, che vanno dalla demoralizzazione, per il sistema che non funziona, alla “incazzatura più nera” per chi ha scansato la coda.
Ecco, oggi nel vedere che il testo del decreto anti-anticrisi esclude la città di Roma - già beneficiaria di lauti contributi - dal patto di stabilità (che impone ferrei vincoli ai bilanci dei comuni), mi sento un po’ così.
In coda, con tutti i comuni d’Italia, ciascuno in attesa del proprio turno.
Mentre i romani, esattamente come quel furbetto citato sopra, infischiandosene della fila, superano gli altri, accompagnando (come se non bastasse..), la prode mossa, con una bella e fragorosa pernacchia!
E sapete quale è la sola differenza tra le due situazioni?
Che i discendenti di Romolo e Remo al posto degli improperi, si ritrovano pure la piena benedizione della Lega.

Aspettando Giugno

Bene, oggi dopo, la pausa natalizia (che, devo riconoscere, la mia forzata convalescenza
ha reso particolarmente lunga e riposante, non l’avrei mai detto … ma a questo tipo di
vita mi ci potrei pure abituare), ho firmato la prima convocazione del 2009 della
Conferenza dei Capigruppo.
E’ il segno dell’effettiva ripresa delle attività amministrative.
E, mentre almeno per il momento, sui prossimi futuri candidati sindaci tutto tace
(anche se qualche nome, sulla stampa è non solo trapelato – come quello di
Renzo Ascari, ad esempio, sul Giornale di Carate – ma anche, almeno stando
all’Esagono, tramontato (Bruno Molteni per Pdl e Lega(?), direttore sanitario
dell’ospedale di Giussano), inizia la maratona per approvare gli ultimi atti prima
del prossimo 23 aprile (data in cui, convocati i Comizi elettorali, il Consiglio Comunale
potrà adottare solo atti di ordinaria amministrazione).
Lunedì, con i capigruppo, la programmazione delle ultime fatiche, prima delle elezioni.
Oltre agli argomenti già iscritti all'ordine del giorno dell'ultimo Consiglio Comunale,
occorrerà concordare i tempi per l'approvazione del bilancio, e quelli per la decisione
sulle osservazioni e sull’approvazione del pgt...

martedì 13 gennaio 2009

Stop alle sospensive del TAR

Eliminare le sospensive del TAR: pare questa, secondo le ultime indiscrezioni, la nuova pensata del Ministro delle infrastrutture.
Per far ripartire l’economia e le opere pubbliche, l’Ill.mo Ministro vorrebbe abolire la c.d sospensiva, il provvedimento cautelare che i Tribunali Amministrativi Regionali (i giudici, cioè che si occupano delle controversie che vedono coinvolte le pubbliche amministrazioni) possono pronunciare, in via d’urgenza, nell’arco di qualche settimana dalla presentazione del ricorso, ove ritengano che questo sia fondato, per bloccare la realizzazione dell'opera.
Un rimedio che consente di tutelare, in tempi rapidi, l’interesse di chi si rivolge al giudice, per far valere, ad esempio, dei vizi nell'aggiudicazione dell'appalto, o delle illegittimità nella previsione dell'opera (perchè, ad esempio, viola la normativa ambientale)- provvedimenti, che a dire il vero, il TAR concede, peraltro, piuttosto difficilmente..
Se tutto va bene, non ne sentiremo più parlare, con buona pace - soprattutto - di imprese concorrenti, cittadini e ambientalisti....per loro niente più tutela immediata, al massimo li aspetta, se hanno ragione, un indennizzo, alla fine del giudizio ... o almeno questo è l'obiettivo dell'onorevole Ministro.

domenica 11 gennaio 2009

L'edilizia, la crisi ed il risparmio energetico

Si sente spesso, di questi tempi, parlare di fiducia come “antidoto” alla crisi finanziaria.
Come grimaldello per sostenere gli investimenti, e far uscire dallo stallo l’economia.
La fiducia presuppone che i cittadini, le famiglie, gli operatori, gli imprenditori possano, con ragionevole certezza, prevedere quali saranno le verosimili conseguenze delle proprie azioni.
Più certezze avrò sul mio prossimo futuro, più sarò disposto a rischiare ed ad investire.
Viceversa, i dubbi che nutro sul “domani”, sortiranno un effetto paralizzante, abbassando la soglia di rischio che sarò disposto a tollerare.
In questo quadro di forte difficoltà economica, lo Stato dovrebbe intervenire, per tranquillizzare e rassicurare cittadini ed operatori, offrendo loro solide certezze.
Purtroppo, ancora una volta, la politica italiana dimostra tutta la propria incapacità.
Prendiamo, ad esempio, il settore del recupero edilizio e del risparmio energetico (con tutti i suoi annessi e connessi, non solo economici - il relativo indotto - ma anche ambientali).
Supponiamo che io voglia ristrutturare casa, o che, da persona attenta all’ambiente, decida, al fine di migliorare la tenuta energetica del mio appartamento, di sostituire gli infissi della mia abitazione o di rimpiazzare la mia vecchia caldaia con una a condensazione (con la conseguente messa in opera dell’intero sistema).
Oppure, dovendo ristrutturare il mio immobile, decida di posizionare pannelli solari per produrre acqua calda.
Vado dal mio architetto, dal mio geometra, dal rivenditore, dall’idraulico e scopro (nel caso non lo sapessi già) che grazie ad una previsione introdotta dalla Legge Finanziaria del 2007 ( L 27 dicembre 2006 n. 296 e poi prorogata dalla legge 28 dicembre 2007, n. 244 - la finanziaria 2008) posso beneficiare, per questi interventi, di una detrazione fiscale del 55% . Basta presentare le pezze giustificative.
Faccio due conti “è vero che ho il mutuo trentennale da pagare, …. ma c'è lo sgravio fiscale”
Quindi, ci posso provare .. ed il bonus è assicurato.
Insomma, posso pensare di fare quegli interventi certo più costosi, ma di qualità perché so di poter poi beneficiare della detrazione.
Ora, invece ipotizziamo che quello stesso geometra, architetto, rivenditore, idraulico mi dica che io potrei pure decidere di realizzare l’intervento (lui me lo consiglia, perché risparmierò, in futuro; inquinerò meno, farò del bene all’ambiente, avrò bollette più leggere), ma, al contempo, mi avvisi, che per poter beneficiare della detrazione:
  1. dovrei inviare all’agenzia delle Entrate, in via telematica un’apposita istanza;
  2. sperare di avere un sistema informatico più veloce degli altri o pregare che i soldi stanziati non siano ancora finiti ..... l'istanza verrà, infatti, esaminata dall 'Agenzia delle Entrate secondo l'ordine cronologico di invio (in sostanza, chi prima arriva meglio alloggia, indipendentemente dalla qualità dell’intervento);
  3. sperare che l’istanza venga vagliata perché, se entro 30 giorni dalla sua presentazione, non mi arriva da parte dell'Agenzia delle Entrate un'esplicita comunicazione di accoglimento, ho bel che perso la possibilità di fruire del bonus.

Secondo voi, come é prevedibile che si comporteranno, a questo punto, tutte quelle famiglie che navigano in acque un po' agitate?

E che effetti, si avranno, su larga scala nel campo del recupero edilizio “di qualità”, che, andrebbe invece potenziato (così magari evitiamo di consumare nuovo suolo)?

Ecco, nella risposta a questa semplice domanda, troverete la sintesi degli effetti del perverso meccanismo del silenzio-rigetto (applicabile, in via retroattiva, pur con dei temperamenti ...anche se tale disposizione pare già modificata in fase di conversione) e del tetto di spesa introdotto da Governo lo scorso novembre con il DECRETO-LEGGE n. 185 (Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale) in questi giorni al vaglio della commissione bilancio per la sua conversione.

Speriamo, negli emendamenti!

mercoledì 7 gennaio 2009

Donna Letizia, il sale!

Le avessero, in gioventù, i suoi corteggiatori cantato “Fatti mandare dalla mamma a prendere il sale”, forse Donna Letizia si sarebbe ricordata, nei giorni scorsi, sentendo le previsioni metereologiche, di andarlo a comprare.
Ma così non è stato: ed oggi Milano, è sprofondata oltre che in un bianco manto di neve, anche nel caos più nero.
Traffico in tilt, mezzi pubblici a rilento, processi penali sospesi per la materiale impossibilità di trasportare al Palazzo di Giustizia gli imputati.
Tutto bloccato.
Tutto in stand by, tranne le scuole.
Già, perchè mentre agli studenti dell'hinterland Milanese l'Assessore provinciale all'Istruzione Barzaghi ha regalato un ultimo scampolo di vacanza (considerati i problemi di mobilità connessi all'eccezionale nevicata, ha, infatti, annunciato a sindaci e dirigenti scolastici la sospensione delle lezioni nei giorni 8 e 9 gennaio 2009) a Milano, l'intransigente ex Ministro all'Istruzione, ha imposto l'apertura delle scuole (per quei fortunati, che riusciranno, senza problemi, ad arrivarci).
E di fronte alla critiche che le piovono addosso da ogni parte, la Prima Cittadina si difende: che volete che vi dica non è certo colpa mia se manca il sale.
E come darle torto, la Moratti fa il Sindaco, mica il cuoco!

martedì 6 gennaio 2009

Tempi di magra. Si. Ma non per tutti.

Di certo non per gli amici degli amici.
Per loro il Parlamento ha, infatti, appena allestito un succulento banchetto.
Già perché grazie ad una legge approvata qualche giorno prima di Natale, ( la 201 del 22 dicembre 2008, di Conversione del decreto-legge dello scorso ottobre) Comuni, Province, Regioni saranno ora libere di assegnare, alle ditte a loro più gradite, i lavori pubblici che non superino l’importo di 500.000 euro, senza sottostare ai lacci e laccioli delle procedure di gara.
La norma appena entrata in vigore alza, infatti, da 100 a 500.000 euro la soglia massima per poter ricorrere alla c.d. trattativa privata, un metodo di scelta del contraente che attribuisce alle amministrazioni pubbliche un’ampia discrezionalità nella gestione dell'iter di affidamento del contratto di appalto, nella scelta delle imprese con cui trattare, nelle modalità di valutazione delle offerte.
Un procedimento in deroga” al regime della gara (il sistema che assicura, viceversa, maggior trasparenza): e per tale ragione da sempre considerato residuale, cui ricorrere solo in via eccezionale ( e, comunque, per importi limitati. La soglia precedente era fissata in 100.000,00 euro).
Da oggi, invece, grazie ad una disposizione, inserita, come si dice con “non scialance”, in una leggina di 4 articoli, si consente a comuni, province e regione di scegliersi le ditte con cui trattare, di invitarle a presentare l’offerta e, infine, di decidere quale è quella che presenta le migliori condizioni economiche.
Unico vincolo: rivolgere l'invito “a pranzo”, che sarà pagato con il sonante denaro del contribuente, ad almeno cinque soggetti, a patto che – precisa la norma - sussistano aspiranti idonei in tale numero!
Mentre una nuova tangentopoli sembra scuotere dalle fondamenta il (già mal ridotto) sistema politico italiano, al Governo, con tempismo degno del più fine statista, per combattere la dilagante corruzione, viene niente po' po' di meno che la geniale idea di introdurre una norma che, anzichè potenziare, riduce controlli e trasparenza proprio nel settore degli appalti pubblici, il più succulento ed appetitoso.
Chiaro che, in questo modo, non potrà che aumentare il rischio delle infiltrazioni mafiose nell’affidamento dei lavori. (500.000,00 euro, non sono certo bruscolini).
Verrà dato nuovo spago ai Romeo di turno ed ai furbettini del municipio.
Mafia e ‘ndrangheta si staranno già leccando i baffi, al solo pensiero della grossa fetta di mercato dei lavori pubblici di cui si sta parlando (circa 2,6 miliardi di euro).
A questo punto, l’unica speranza sarà veramente rappresentata dal controllo della magistratura.
Almeno fino a quando – e, purtroppo, non sarà tra molto - il Governo non vieterà l’uso delle intercettazioni telefoniche!

domenica 4 gennaio 2009

Almeno 500

Tanti, sono, secondo i dati ufficiali i morti a Gaza.
87 di loro erano solamente bambini.
Oltre 2.400 i feriti.
Tremila - in soli nove giorni – le vittime dei missili di Hamas e della pesante controffensiva israeliana.
"Grazie" all'operazione "Piombo Fuso" - onomatopea quanto mai azzeccata, che non trova univoche interpretazioni neppure nel mondo politico - in questi giorni, in queste ore che avrebbero dovuto essere per tutti di festa e di pace, oltre 500 famiglie stanno disperatamente piangendo la morte di un figlio, di un fratello, di un padre, di una madre, di una moglie...
Non per essere pessimista (non lo sono di natura), ma se è vero che il giorno, si vede dal mattino, il 2009 non promette nulla di buono ...

giovedì 1 gennaio 2009

Buon 2009 a tutti

Lasciato alle spalle, il 2008 anno bisesto (secondo il detto popolare “anno funesto”),
eccoci entrati nel 2009.
Tanti i propositi, le speranze ed i progetti che, affastellandosi e sovrapponendosi, nella nostra mente hanno atteso con gioia e ottimismo lo scocco della mezzanotte.
Peccato però. Peccato, che in alcune parti del nostro paese, i festeggiamenti, la foga usata per allontanare lo spettro dell’anno trascorso ed accogliere il nuovo, lasci dietro di sé una scia infinita di morti e feriti, degna del peggiore bollettino di guerra.
Bhò, chissà quando riusciremo ad imparare dai nostri errori!
Magari il 2009 sarà l'anno giusto.
Auguriamocelo di cuore.